La portinaia con gli aculei arriva sul grande schermo

Già il titolo sorprende. E forse il lettore è spinto a comprarlo anche per questo, volendo dare magari una risposta alle domande e supposizioni iniziali che gli si affastellano numerose in testa: “Dove sta l’eleganza in un riccio?”, oppure : “La storia di un riccio? Non ci posso credere…”.
Il riccio in questione è Michel, una portinaia di un palazzo di ricchi situato al numero 7 di rue de Grenelle. Cinquantaquattrenne, apparentemente mediocre (stereotipo della classica portinaia), è poco attraente e molto introversa. Perché allora un riccio? La risposta il lettore impaziente e scettico la trova solo a metà del libro quando Paloma, una ragazzina ricca che abita nel palazzo e che vuole togliersi la vita compiuti i 13 anni, nel suo diario scriverà della portinaia: “Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei e dentro è semplice e raffinata come i ricci, animaletti lenti, solitari e terribilmente eleganti”.

Infatti la portinaia non è quel che sembra. Ama la letteratura al punto da chiamare il suo gatto Levy, in omaggio a Tolstoj. E’ sensibile all’arte e alla musica. Adora le pellicole d’autore giapponesi e qualche volta si lascia andare a ripetute disquisizioni di filosofia. Si dedica a tutto questo con la sete di chi del sapere non ne ha mai abbastanza. A maggior ragione lei che non è riuscita mai a conseguire studi elevati. I suoi aculei l’aiutano a proteggersi da un mondo che non le ha offerto molto e dai ricchi inquilini del condominio che la rispettano solo per la sua mediocrità. Solo Paloma, personaggio vitale della vicenda, sembra capire la vera natura della donna. Intuizioni che annota, rinchiusa nella sua stanza, sul suo diario personale, strumento narrativo che si succede alle riflessioni della portinaia. Due voci narranti con storie molto diverse tra loro. Paloma è una brava studentessa ed è ricca. La sua famiglia, luogo di affetti freddi e profondità che non vanno al di là delle apparenze, accresce in lei l’indolenza tipica dell’adolescenza, e la presunzione, alle volte fondata, di capire tutto ciò che le accade e che le sta intorno.

Due storie che si intrecciano allorché un signore giapponese, Kakuro, guardato con estrema ammirazione da entrambe, va ad abitare nel condominio. Sarà lui che confermerà le supposizioni di Paloma riguardo alla portinaia perché riuscirà a smascherarla attirandola nella sua trappola (casa sua) intrisa di profumi e tradizioni orientali. Riuscendo per ultimo a farla innamorare. Ciò che accade dopo è inaspettato. All’aspirante lettore basti sapere che un episodio tragico farà capire a Paloma che la vita merita d’essere vissuta fino in fondo perché offre sempre una seconda opportunità.

La portinaia e i suoi amici li ritroveremo anche sul grande schermo: il 3 luglio infatti uscirà ‘Le hérisson’ (‘Il riccio’) il film tratto dal libro, con la regia di Mona Achache, 28 anni, al suo debutto nei lungometraggi. La produttrice, Anne-Dominique Toussaint, ha acquistato i diritti ancora prima che il libro riscuotesse così tanto successo. Invece di scrivere un diario, la piccola Paloma cinematografica riprende il mondo con una videocamera. Del resto, L’eleganza del riccio è diviso in cinque parti che si compongono di capitoli scanditi da una narrazione filmica e visiva al punto da dare l’impressione di trovarsi davvero nella guardiola della portinaia, nella stanza di Paloma, a casa del giapponese Kakuro Ozu. Forse un po’ridondante di riferimenti filosofici che fanno subito saltare all’occhio le conoscenze dell’autrice, giustappunto professoressa di filosofia. Forse poco chiaro all’inizio per via della sovrapposizione delle due voci narranti. Ma decisamente avvincente ed estremamente toccante. Chi arriva fino alla fine non potrà non versare una lacrima di assoluta commozione. E magari chiedersi: “Dove sta la bellezza del mondo?”.


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