Avvocato raccoglie firme per la candidabilità di Totò Cuffaro «Attacchi vergognosi. Ha gridato sua opposizione alla mafia»

«Nei giorni scorsi, abbiamo assistito a un attacco vergognoso nei confronti dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e del suo partito anche con manifesti che sono stati affissi a Palermo screditando la Nuova democrazia cristiana accusando il partito di vicinanza alla mafia». Ne è convinto Dimitri Salonia, l’avvocato e presidente della fondazione Salonia di Messina che ha fondato un comitato che sta raccogliendo firme affinché sia possibile candidarsi e fare politica attiva per Cuffaro. L’ex governatore regionale che ha scontato una condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazioni di segreti delle indagini che, in questa tornata elettorale, sta appoggiando il candidato del centrodestra Roberto Lagalla. Un endorsement che – come quello di Marcello Dell’Utri – ha sollevato non poche polemiche, a partire da quelle della sorella del giudice Giovanni Falcone.

«Cuffaro è vittima di un pregiudizio sia perché ha già pagato il suo conto con la giustizia – prosegue l’avvocato – sia perché diverse volte ha gridato la sua opposizione a ogni tipo di mafia». Anche ieri, quando è uscita fuori la notizia che la figlia Ida ha superato la prima prova (quella scritta) del concorso in magistratura, Cuffaro ha ribadito la sua «ostinata fiducia nella giustizia». L’avvocato Salonia ha anche voluto dare il proprio punto di vista sui finti manifesti elettorali che sono apparsi la scorsa settimana sui muri del capoluogo. Il simbolo dello scudo crociato accompagnato dalla scritta Dc Democrazia collusa e lo slogan Make mafia great again (Facciamo tornare grande la mafia). «Sono nati, guarda caso, dopo che il partito di Cuffaro ha ottenuto ottimi risultati alle ultime Amministrative e che gli incontri da lui organizzati hanno registrato una grande partecipazione popolare. Tra l’altro, pur facendo politica, non può avere un ruolo attivo e non si può candidare – sottolinea Salonia – quindi in un certo senso è limitato da una legge che tende a escludere dalla società e non protende per una politica di inclusione».


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