Alla salute con il vino della Regione

Tra i tanti vini che oggi si possono acquistare nei supermercati ne è arrivato uno insolito, non per il vitigno e nemmeno per le tecniche di vinificazione: ma perché a produrlo e a venderlo è la Regione siciliana. Sì, avete letto benissimo: l’amministrazione regionale che non riesce a spendere i fondi europei, che non riesce a tenere aperti i musei durante i giorni di festa per i turisti si scopre produttrice di vino. E lo mette i vendita.

Con tanto di scritta: “Vini-Regione siciliana – Istituto regionale della Vite e del Vino” (ci sarebbero anche due ‘p’ e qualcosa in mezzo che non distinguiamo) . Per carità, nulla contro l’Istituto regionale della Vite e del Vino. Peraltro – come si legge sempre nelle confezioni in tetrapack si tratta di Catarratto, una cultivar- o varietà – che è un vanto della vitivinicoltura siciliana. Vitigno autoctono, insomma. Uva delle nostre parti. Un bianco delizioso. Ok. Solo qualche domanda preceduta da qualche considerazione.

Un produttore privato ci mette il terreno, l’impianto del vigneto, le tecniche di coltivazione, dall’aratura alla concimazione. Ci mette gli anni che ci vogliono per rendere produttivo un vigneto. E ci mette il costo del lavoro. Per non parlare della lotta all’oidio e alla peronospora, sempre in agguato, dalle nostre parti. Quindi la vinificazione, che un produttore può fare da sé o in una cantina.

Un produttore privato, detto in parole semplici, ci mette i soldi di tasca propria. Mentre la Regione siciliana produce il vino con i nostro soldi. La differenza non ci sembra secondaria. Anzi, è sostanziale. Poi i due vini vanno sullo stesso mercato. Tutto normale?

Stamattina, nel bancone del supermercato, c’era il vino della Regione siciliana. Confezione elegante. E sarà pure un gran vino. E se è un gran vino – non l’abbiamo ancora provato – il costo di 3,49 euro per una confezione di un litro non è costoso (o quasi, perché, a volerla dire tutta, un vino in confezione da un litro in tetrapack al costo di 3,49 euro è un po’ caruccio, no?). Accanto al vino della Regione siciliana, i vini prodotti dagli imprenditori privati.

Resta la domanda: è giusto che la Regione siciliana, che come amministrazione pubblica fa malissimo il proprio lavoro – fondi europei, lo ripetiamo, non spesi, pratiche che giacciono lunghi mesi negli uffici, lentezza esasperante in ogni cosa, retribuzioni elevate per una dirigenza elefantiaca e dai risultati non certo esaltanti, dirigenza generale superpagata e scadente – si metta pure a fare concorrenza alle imprese private?

Già, in pochi giorni, è la seconda volta che peschiamo la Regione che si sostituisce ai privati. Ieri e stamattina abbiamo scritto della ‘Compagnia delle Isole’, società con dietro anche la Regione che si sostituisce a due compagnie di navigazione private. Se non ricordiamo male, anche alcuni editori siciliani lamentano la presenza ingombrante di una Regione che stampa e vende libri. Ora il vino della Regione siciliana in vendita nei supermercati.

La Regione siciliana come l’Unione Sovietica? Chissà.

In basso a destra, foto del vino della regione tratta da newsfood.com

 


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