Le Pink Elephants dominatrici del flag football italiano «E dire che ci scambiavano per una squadra di bowling»

Gli occhi di Valeria Guglielmino e Alessandra Cicciù sono ancora luccicanti di gioia e orgoglio. Del resto, appena qualche giorno fa, hanno consegnato alla città di Catania il 65esimo scudetto della sua storia sportiva. Entrambe sono state protagoniste, tra panchina e campo, del titolo tricolore conquistato dalle Pink Elephants di flag football a spese delle Panthers Parma nelle finali disputate a Grosseto.

«È il nostro quarto scudetto. Il mio primo da coach, insieme a mio marito, Giuseppe Strano. Io alleno la difesa, lui l’attacco», spiega Guglielmino, che poi sottolinea: «È un grandissimo risultato non solo per le ragazze ma anche per la città, perché il flag sarà sport olimpico dal 2028, quindi presto entreremo a tutti gli effetti nel panorama mondiale. Portare Catania sul gradino più alto d’Italia è sicuramente metterci in una posizione favorevole per tutto il movimento».

Le etnee, in verità, non sono nuove a successi simili. Quello appena conquistato è il quarto titolo nazionale dopo quelli arrivati nel 2014, 2017 e 2018. Una collezione nella quale Alessandra Cicciù fatica a scegliere il momento più prezioso: «Faccio parte del gruppo dal 2011, ho vinto tutti e quattro i titoli con le Elephants. Il più bello è stato probabilmente il primo, perché è arrivato in modo quasi inaspettato. Ma devo dire che quest’ultimo ha un altro sapore, perché il livello in Italia, negli ultimi anni, si è alzato particolarmente. Il campionato, oggi, è molto più difficile »

La genesi del gruppo pluriscudettato ruota attorno a Valeria Guglielmino che, ispirata dal marito già giocatore, ha gradualmente radunato le compagne di battaglia: «La voglia di praticare questo sport mi è sorta guardando i ragazzi giocare. Abbiamo cominciato ad aggregare il gruppo, radunando le ragazze con le quali facevo altri sport. La condizione essenziale era essere delle atlete. Il percorso non è stato immediatamente vincente. Il primo campionato lo abbiamo disputato nel 2012. Da li ci siamo avvicinate, poi è arrivato un terzo posto ed i primi tre scudetti, fino al titolo più importante, che è quello di quest’anno, perché viene dopo una pandemia che credo abbia fatto riscoprire ulteriormente il valore della pratica sportiva».

Una squadra capace di vincere lo scetticismo generale sull’accostamento tra un gruppo femminile e uno sport ritenuto, dai più, roba da uomini: «Quando abbiamo iniziato a giocare sentivo la perplessità di alcuni – spiega Alessandra – Mi chiedevano se non fosse uno sport troppo maschile o violento. La realtà è che l’essenza di questo sport, come in tutti gli altri, è di essere atleti o atlete, prima di tutto. Non è importante il genere. In campo facciamo tutto quello che fanno gli uomini: ci carichiamo, ci incitiamo, urliamo, ci diamo anche le botte sulle spalle. Non siamo signorine, siamo atlete e ci comportiamo come tali. Semplicemente ci mancano casco e paraspalle e quindi ad una nostra gara non sentirete mai quei rumori forti di plastica contro plastica»

E in tanti anni di attività non sono mancati i momenti in cui l’incredulità dei curiosi ha scatenato siparietti di involontaria comicità che Alessandra Cicciù ricorda con gusto: «Ci sono capitate diverse scene divertenti, soprattutto in aeroporto, in occasione delle trasferte. Ci vedevano in gruppo con le maglie del club e c’era chi provava ad indovinare che tipo di squadra fossimo. Ci hanno scambiate spesso per giocatrici di pallavolo, basket o hockey. Una volta persino per una squadra bowling, è stata l’ipotesi più divertente. Tutto fuorché il football americano (ride) ».

La crescita delle Pink Elephants è inoltre riflessa anche sulla nazionale, capitanata proprio dalla Cicciù, che si prepara ad accogliere in azzurro altre compagne di club: «Sono orgogliosa del mio ruolo. Questa settimana abbiamo un raduno dove ci saranno 5 o 6 atlete Elephants tra le 20 convocate. Vedremo se rientreremo tra le 15, ma secondo me qualcuna entrerà. Inoltre c’è il nostro coach, Giuseppe Strano, che allena anche la nazionale di flag maschile. È spettacolare come riesca a passare da una lettura di una gara maschile, dove i giocatori hanno certamente un’esplosività e forza fisica maggiore della nostra, a una partita femminile»

Uno sport che garantisce emozioni e adrenalina, come accaduto nella sfida decisiva per il titolo: « In questo campionato abbiamo vinto le partite più importanti a dieci secondi dalla fine. In finale eravamo sotto di un touch down a pochi secondi dalla conclusione. Nel football ogni centimetro, ogni secondo è importante» aggiunge la giocatrice catanese, che poi conclude con un invito a chi vuole mettersi in gioco in una nuova disciplina o anche solo avvicinarsi da spettatore ad uno sport che a Catania vanta comunque una tradizione lunga trent’anni: «L’emozione che ti può dare vincere così è unica. Anche perché sei quasi preparato ad averla persa. Il picco di adrenalina che arriva è impagabile. Ragazze, e ragazzi, venite a provarlo. Non ve ne pentirete».


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