Un Palermo involuto che non va al di là del pari L’1-1 con il San Tommaso sa di mezza sconfitta

Sbiadito. Come il rosa pallido della nuova maglia che indossa da metà dicembre. Il Palermo che ha pareggiato 1-1 sul campo del San Tommaso nella seconda giornata di ritorno del girone I di serie D ha fatto un piccolo passo avanti in termini di classifica ma diversi passi indietro sul piano della manovra e delle geometrie, anche se parlare di passi indietro forse non rende bene l’idea. Tenendo presente che il termine di paragone, da questo punto di vista, non è un qualcosa di positivo ma una linea continua tracciata nel segno della mediocrità. Pur evidenziando delle lacune in relazione alla fluidità di manovra, gli uomini di Pergolizzi più di una volta nel girone di andata erano riusciti almeno a mascherare in parte le proprie debolezze vincendo le partite grazie soprattutto alla capacità di compattarsi facendo leva su qualche episodio favorevole costruito nell’arco dei novanta minuti.

Contro gli irpini, oggi, neanche questo. Gli uomini di Liquidato hanno avuto il merito (e anche la fortuna) di ristabilire la parità (la rete di Alleruzzo con un tap-in a quattro minuti dalla fine dopo il palo colpito da Pagano sugli sviluppi di una punizione è la prima lontana dal Barbera subita da Pelagotti ad opera di un avversario) ed ecco che il mancato successo accentua le problematiche di un Palermo sempre più involuto e ancora alla ricerca di quelle certezze messe in discussione dalla sconfitte casalinghe contro Savoia e Acireale rimediate all’andata e, contestualmente, dalla rimonta dei campani che se domani dovessero conquistare a Castrovillari l’intera posta in palio si porterebbero ad una sola lunghezza di distanza dalla capolista. Rispetto ad altre gare esterne, in ogni caso, il copione recitato dai rosa al Modestino De Cicco di Pratola Serra non ha presentato novità sostanziali: solite difficoltà a imbastire azioni palla a terra, al netto delle dimensioni di un campo piccolo e delle trappole tese da un San Tommaso bravo con un 3-5-2 a fare densità nella zona nevralgica del campo, e basso indice di pericolosità ad eccezione di un paio di lampi di Langella, minaccioso nel primo tempo su assist di Felici e autore all’alba della ripresa del gol del momentaneo 0-1 con un angolato tiro di sinistro dal limite.

Anche le note positive come la rete del numero 33 rosanero (sua seconda marcatura di fila e nono gol di un centrocampista in questo campionato del Palermo), però, finiscono per essere ridimensionate dalla mancata vittoria. Il pari rimediato in Irpinia, che nell’ambito di un evento storico celebrato dalla società con delle medaglie donate in omaggio ai giocatori biancoverdi e anche ai dirigenti rosa in segno di ringraziamento per il trattamento ricevuto nel match di andata equivale ad un successo per i padroni di casa penultimi in classifica, per la capolista ha invece il sapore di una mezza sconfitta. E lascia tanto amaro nella bocca del popolo rosanero per ciò che poteva essere (un Palermo autoritario e molto più consapevole della propria forza) e invece non è stato. Il gol fallito al 90’ di testa da Sforzini (entrato da poco al posto di un Ricciardo protagonista ancora una volta di una prova sotto tono) su una punizione tagliata di Martin, preferito in cabina di regia a Mauri nonostante la prestazione incoraggiante fornita dall’argentino domenica scorsa, è una delle fotografie del momento particolare che sta vivendo la formazione di Pergolizzi.

Per lo spessore degli elementi presenti in organico e il gap tecnico nei confronti dei padroni di casa, il Palermo oggi avrebbe dovuto e potuto incidere molto di più e creare i presupposti per imporre la propria superiorità. La nuova linfa che potranno dare i neo-acquisti Silipo e Floriano (deludente, tuttavia, la prova dell’ex attaccante del Bari schierato subito nell’undici titolare e sostituito al 69′ da Ficarrotta) sarà un’utile risorsa ma l’impressione è che, allo stato attuale, non potrà cambiare l’inerzia all’interno di un gruppo in cui si è inceppato più di un meccanismo. E che, al di là della fatica cronica a sviluppare una manovra brillante, ha equilibri psicologici piuttosto fragili (anche se severa, ne è una conferma l’espulsione evitabile rimediata nel finale da Vaccaro che peraltro complica in vista del prossimo impegno i piani di Pergolizzi costretto sulle corsie laterali a fare a meno anche dell’esterno destro Doda uscito al 40′ del primo tempo a causa di un infortunio) e da salvaguardare con particolare attenzione.


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