Dall’idea all’impresa: le domande giuste prima di aprire una startup

Ogni impresa nasce da un’idea, intuizione o volontà di trasformare una competenza in un’attività economica. E spesso anche le idee più semplici possono diventare startup di successo: a patto di avere una corretta pianificazione, per generare valore e sostenersi nel tempo. Per riuscirci occorre porsi le domande giuste, valutare i numeri e organizzare ogni fase del percorso. Dalla verifica del mercato alla scelta della forma societaria, fino alla ricerca delle risorse finanziarie necessarie. A suggerire i passaggi corretti nella nostra rubrica dedicata alle imprese è Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino. Che avverte subito: «Uno degli errori più frequenti è rivolgersi al commercialista dopo, quando l’impresa è già nata – spiega –. Ma alcune delle decisioni più importanti vengono prese proprio prima dell’apertura».

Le domande da fare prima di aprire una startup

Non solo anticipo, ma soprattutto tempismo. Nell’esperienza dello studio di consulenza, infatti, le domande iniziali di chi vuole aprire una startup sono quasi sempre le stesse: “Meglio srl o ditta individuale?” e “Quanto pagherò di tasse?”. «Domande legittime, ma che spesso arrivano troppo presto – spiega Crispino -. Prima dovremmo chiederci se il progetto sia realmente sostenibile dal punto di vista economico». Con una checklist fatta di domande adeguate:
– Quanto bisogna fatturare al mese per coprire i costi?
– Qual è il margine su ogni prodotto o servizio venduto?
– Quanto incidono personale, affitti, utenze, fornitori e finanziamenti?
– Quanto capitale serve per affrontare i primi mesi?

Gli step per trasformare un’idea in startup

Il primo passaggio è mettere alla prova l’idea. Immaginando clienti, motivi per cui dovrebbero acquistare, che alternative offre il mercato e quanto sarebbero disposti a pagare. Costruendo un piano economico realistico che tenga conto di investimenti iniziali, costi fissi e variabili, prezzo di vendita, margini, personale necessario e previsione dei ricavi. Sapere di poter vendere un servizio a 100 euro, infatti, dice poco se non si sa quanto costa produrlo. L’obiettivo iniziale rimane quindi individuare il punto di equilibrio: ossia il livello minimo di ricavi necessario per coprire i costi. Da cui può emergere anche una conclusione poco piacevole, ma utile: l’idea, magari, è interessante, ma non sta ancora in piedi. E questo non significa per forza dover rinunciare, ma individuare quali elementi modificare.

La ricerca degli incentivi e l’orizzonte dei primi mesi

Un contributo pubblico può essere un’opportunità importante. Specie in una fase con numerosi strumenti dedicati a investimenti, digitalizzazione, efficienza energetica e nascita di nuove imprese. Ma, avvertono dallo studio di consulenza, da soli non bastano per decidere di aprire una startup. «Prima si individua una logica economica solida e poi si verifica se esistono agevolazioni per migliorarne la sostenibilità», spiega Armando Crispino. Evitando di ritrovarsi con un investimento agevolato ma non davvero utile. O, peggio, con una struttura che non riuscirà a sostenersi terminato il contributo. Il costo iniziale dell’investimento, infatti, è solo una parte del problema. Dopo aver acquistato attrezzature, arredato un locale o sviluppato un software, c’è da pagare i costi nei primi mesi. Quando l’impresa sta ancora costruendo il proprio business.

Il momento giusto per costituire la società

Non sempre “il prima possibile” è la risposta giusta. Tra analisi di mercato, preventivi, confronto con le banche, studio di investimenti, incentivi e conto economico, per avere un progetto davvero pronto serve tempo. E a qualcuno più di altri. In alcuni casi, invece, determinate agevolazioni o operazioni richiedono una tempi precisi tra costituzione dell’impresa, presentazione delle domande e realizzazione degli investimenti. È qui che la consulenza del commercialista si fa decisiva, prima e dopo l’apertura in modo diverso. Negli anni, il professionista si occupa di contabilità, dichiarazioni, bilanci, personale e adempimenti. Ma la fase sempre più cruciale avviene prima. «Spingendoci a dotarci di un modello di consulenza multidisciplinare», spiega Armando Crispino. Capace non solo di suggerire le domande giuste, ma anche di aiutare a trovare le risposte e tradurle in realtà concrete. In tanti settori con esigenze e regole diverse.


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