«Una vittoria della mobilitazione collettiva». È così che gli attivisti della rete Funtanazza bene comune hanno accolto la notizia della revoca definitiva della procedura di affidamento ai privati da parte del Libero consorzio comunale di Trapani. Ad aprile, la notizia che l’ex provincia fosse già nelle fase finale delle trattative con un soggetto privato era […]
La Funtanazza di Alcamo non andrà ai privati: «Vincono i cittadini e l’interesse pubblico»
«Una vittoria della mobilitazione collettiva». È così che gli attivisti della rete Funtanazza bene comune hanno accolto la notizia della revoca definitiva della procedura di affidamento ai privati da parte del Libero consorzio comunale di Trapani. Ad aprile, la notizia che l’ex provincia fosse già nelle fase finale delle trattative con un soggetto privato era stata una doccia fredda per gli attivisti che, il mese prima, avevano presentato un progetto per un Centro popolare di protezione ed educazione ambientale all’interno della riserva naturale Bosco d’Alcamo di monte Bonifato. «Adesso che la Funtanazza torna a essere un bene comune che resta al servizio della comunità – affermano – lo si deve costruire davvero».
La revoca dell’affidamento ai privati
La decisione di non affidare la Funtanazza ai privati – che avevano l’intenzione di trasformarla in un bar-ristorante – è stata motivata dall’ente con una «nuova valutazione dell’interesse pubblico». In pratica, l’ex provincia di Trapani ha «riconosciuto la necessità di valorizzare l’immobile come patrimonio della comunità – dicono gli attivisti -. Destinandolo a finalità ambientali, naturalistiche e sociali e garantendone una fruizione coerente con l’interesse collettivo». Un risultato, quasi insperato, che è frutto della mobilitazione dal basso e della determinazione di una comunità che si è impegnata per difendere la Funtanazza come bene comune. «Dopo avere già scongiurato in passato un tentativo di vendita dell’immobile, ci siamo mobilitati di nuovo contro la procedura negoziata senza bando. Con un percorso di partecipazione e co-progettazione avviato sul territorio per restituire alla Funtanazza una funzione pubblica, sociale ed educativa».
La vittoria della collettività
La revoca arriva anche dopo il sostegno delle mille persone che hanno firmato la petizione e delle associazioni che hanno sottoscritto la diffida. «Questa vittoria – sottolineano dalla Rete – dimostra che la partecipazione collettiva può incidere sulle scelte che riguardano il territorio. E che la difesa dei beni comuni è una responsabilità condivisa». Del resto, fin dai tempi in cui l’hanno occupata e hanno poi dato vita al presidio territoriale per la guardiania anticendio, per gli attivisti la Funtanazza non è mai stata soltanto un immobile. «Rappresenta un’opportunità concreta per costruire un diverso rapporto tra comunità, istituzioni e ambiente». Ancor di più adesso che non andrà nelle mani dei privati. «La mobilitazione che ha portato a questo risultato non si conclude – affermano -. Ma entra anzi in una nuova fase: quella della costruzione e della realizzazione di un’alternativa concreta alla privatizzazione».
Il progetto del centro di educazione ambientale
«Siamo pronti – sostengono – a portare avanti il percorso di co-progettazione per il centro popolare di protezione ed educazione ambientale alla Funtanazza». Un progetto capace dimettere in relazione cura del bosco, formazione, ricerca e cultura. «Che possa restituire alla Funtanazza, patrimonio da custodire, il ruolo di presidio ambientale e spazio aperto alla comunità, nel rispetto del valore naturalistico della riserva. Un luogo di incontro e apprendimento, ma anche di cittadinanza attiva, responsabilità collettiva e impegno per la legalità». Ed è proprio in questa direzione che gli attivisti chiedono adesso che si apra un tavolo di co-progettazione con il Comune di Alcamo, il libero consorzio comunale di Trapani e le realtà territoriali coinvolte, «per costruire insieme il progetto Monte Bonifato Bene Comune».