Fare le analisi del sangue, una risonanza o una visita cardiologica a fine mese? Possibile ma con il rischio concreto di dovere pagare di tasca propria anche se, sulla carta, si ha diritto a una prestazioni in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Un problema noto a tanti cittadini e soprattutto ai privati […]
In Sicilia le analisi convenzionate si fermano a metà mese: «Manca il budget»
Fare le analisi del sangue, una risonanza o una visita cardiologica a fine mese? Possibile ma con il rischio concreto di dovere pagare di tasca propria anche se, sulla carta, si ha diritto a una prestazioni in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Un problema noto a tanti cittadini e soprattutto ai privati convenzionati. Quest’ultimo macro-settore della specialistica ambulatoriale e diagnostica – che include i laboratori, la radiologia e la riabilitazione territoriale – rappresenta in Sicilia la fetta più grande delle strutture convenzionate, contando oltre 1.800 realtà diffuse sul territorio regionale.
Il nodo del budget e la divisione mensile
Il problema chiave è quello legato al budget. La Regione stabilisce infatti un limite massimo di denaro annuale per ogni branca e lo assegna alle singole strutture. Per evitare che i fondi finiscano subito, questo budget viene diviso in 12 mensilità. Succede però che quando un laboratorio o un centro di radiologia esaurisce la propria quota mensile di fondi pubblici, non può più erogare esami gratis o con il ticket. Tre le eccezioni quelle nei confronti di chi è affetto da una patologia grave, senza però considerare se si tratti di una visita di controllo differibile anche di una settimana o di una urgenza.
Tante richieste «ma c’è il rischio indebitamento»
«Tra il 15 e il 20 del mese le prestazioni praticamente si interrompono. Qualcuno continua a erogarle, sperando di essere pagato in extra-budget, ma non sarà così. Come sindacato abbiamo chiesto alle strutture di fermarsi, anche perché è quanto prevede la legge», spiega a MeridioNews Pietro Miraglia, presidente di Federbiologi Sicilia. Il problema, sottolinea, riguarda soprattutto il rischio economico per i laboratori che decidono di proseguire l’attività anche dopo aver esaurito le risorse disponibili. «Le richieste sono tante e le analisi hanno un costo. Le strutture rischiano di indebitarsi. Penso che ormai il 70 per cento non accetti più impegnative», aggiunge.
Secondo Miraglia, i cittadini vengono informati della situazione e, in alcuni casi, scelgono di rinviare gli esami al mese successivo. «Viene spiegato loro cosa sta succedendo. Alcuni resistono e aspettano il mese dopo», racconta. Il presidente punta il dito contro l’assenza di risorse sufficienti e di una programmazione basata sulle reali necessità del territorio. «La soluzione non c’è, perché non c’è budget e non viene fatta un’analisi delle richieste del territorio – spiega – In passato c’era la speranza che le prestazioni erogate oltre il tetto previsto venissero rimborsate, ma alla fine le strutture non hanno ricevuto nulla».
Miraglia riferisce anche le risposte ricevute dai rappresentanti della Regione. In particolare lo scorso anno i sindacati avevano sollevamento per l’ennesima volta il problema, organizzando una manifestazione a Palermo e chiedendo l’intervento del presidente della Regione, Renato Schifani. «Gli assessori alla Sanità che si susseguono ci hanno sempre detto la stessa cosa: non pagheranno le prestazioni extra budget e sostengono che erogarle significhi commettere un reato», dichiara. Per il sindacalista, però, il problema non riguarda soltanto la Sicilia. «La politica non si rende conto che siamo davanti a un’emergenza che interessa tutte le Regioni. A lamentarsi meno sono quelle del Nord, dove le tariffe sono basse ma vengono stanziate risorse per venire incontro alle strutture. Non si può procedere con tagli generalizzati senza prima capire come funziona l’organizzazione sul territorio. La sanità è in una situazione tragica».