Liste d’attesa in lieve miglioramento nel 2026, ma non in Sicilia che peggiora nell’erogazione delle prime visite e degli esami diagnostici. È quanto emerge dal Bollettino periodico sull’andamento delle liste di attesa, predisposto da Agenas sulla base dei dati della Piattaforma Nazionale Liste di Attesa. I dati sono aggiornati al 30 settembre 2026 e il […]
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Liste d’attesa, la Sicilia resta indietro: crolla il rispetto dei tempi per le visite
Liste d’attesa in lieve miglioramento nel 2026, ma non in Sicilia che peggiora nell’erogazione delle prime visite e degli esami diagnostici. È quanto emerge dal Bollettino periodico sull’andamento delle liste di attesa, predisposto da Agenas sulla base dei dati della Piattaforma Nazionale Liste di Attesa. I dati sono aggiornati al 30 settembre 2026 e il monitoraggio consente di analizzare, mese per mese e regione per regione, l’andamento delle prenotazioni. Ma anche il rispetto dei tempi di garanzia per 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici. Il bollettino Agenas analizza i primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 e tratteggia un miglioramento del rispetto dei tempi massimi di attesa.
Le liste d’attesa in Sicilia
Il rispetto dei tempi di attesa delle prime visite in Sicilia ha mostrato un brusco calo, passando dall’86,6 per cento al 77,8 per cento (- 8,8 per cento). Migliora la Liguria tra le otto regioni che evidenziano una percentuale di rispetto dei tempi tra il 70 per cento e il 79 per cento. Tra queste anche Emilia Romagna, Piemonte, Province Autonome di Trento e Bolzano, Toscana e Valle D’Aosta. Peggio di noi soltanto quattro regioni, le quali evidenziano una percentuale di rispetto dei tempi inferiore al 70 per cento. In questo gruppo tutte le regioni registrano un miglioramento ad eccezione della Sardegna. Ultima si attesta la Puglia con il 55,3 per cento di prenotazioni rispettate. Registra, invece, un bel 99 per cento di rispetto dei tempi d’attesa delle prime visite la Basilicata, seguita da Lazio, Marche e Veneto.
La Sicilia non si attesta meglio sul fronte degli esami diagnostici. Sono soltanto quattro, infatti, le regioni che in merito registrano una percentuale di rispetto dei tempi tra il 70 per cento e il 79 per cento. Tra queste mostrano un miglioramento Abruzzo e Sardegna. Mentre peggiorano la Provincia Autonoma di Bolzano e la Sicilia (dal 75,5 per cento al 72,3 per cento). In fondo alla classifica troviamo Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. Tra le migliori del settore si attesta anche qui la Basilicata (95,1 per cento), seguita da Campania, Lazio, Marche, Toscana e Veneto. «Con la piattaforma sulle liste di attesa – chiarisce Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il Sistema Sanitario Nazionale ha compiuto un passo avanti fondamentale per la trasparenza. Indispensabile pure per conoscere e governare l’accesso alle prestazioni sanitarie. Tuttavia, i dati pubblicati misurano solo una parte dell’attesa dei cittadini. Per questo, nella comunicazione pubblica, è essenziale selezionare e interpretare i risultati senza andare oltre ciò che effettivamente documentano».
Secondo la Fondazione Gimbe, per rendere la piattaforma uno strumento capace di restituire un quadro più completo del fenomeno, Agenas dovrebbe rendere disponibili i dati in formato aperto riutilizzabili. Almeno per prestazione, classe di priorità, regione e azienda sanitaria. «Occorre inoltre ricostruire l’intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all’erogazione, e sapere quante richieste non si traducono in prenotazioni e per quali ragioni – sottolinea -. La fiducia dei cittadini si costruisce con una trasparenza che non si fermi agli appuntamenti proposti, ma mostri i documenti delle prestazioni effettivamente erogate. E anche le richieste che non arrivano nemmeno alla prenotazione».
La situazione generale in Italia
In generale, si conferma comunque la tendenza positiva già evidenziata nel primo semestre dell’anno, con progressi significativi per le prestazioni urgenti e brevi su tutto il territorio nazionale. «I nuovi dati sulle liste d’attesa – dichiara ancora Nino Cartabellotta – mostrano alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico. Oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo. Inoltre, i dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi. Né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione».
Per le prestazioni urgenti (entro 3 giorni), la quota di prenotazioni entro i tempi sale dal 78,8 per cento all’81 per cento per le prime visite. Tuttavia, resta fuori soglia il 19,5 per cento delle prenotazioni urgenti: il 18,3 per cento delle prime visite e il 22,7 per cento degli esami. Migliorano anche le prenotazioni con priorità breve (entro 10 giorni). Si passa dal 76,5 per cento al 78,2 per cento relativamente agli esami e dal 78,2 per cento all’80,6 per cento per le visite. Restano però fuori soglia oltre 1 prenotazione su 5 per gli esami (21,8 per cento) e quasi 1 su 5 per le visite (19,4 per cento). Per le prime visite differibili (entro 30 giorni), più di una prenotazione su quattro (26,6 per cento) è fuori tempo rispetto al 14,5 per cento degli esami.
Eppure, la Fondazione Gimbe ha ricordato che nel 2025 il 9,6 per cento della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia (6,5 per cento), seguite dai costi delle prestazioni (5,2 per cento). Emergono rilevanti differenze territoriali: la quota di rinuncia è pari all’8,7 per cento nel Nord, al 10,7 per cento al Centro e al 10,3 per cento nel Mezzogiorno. Ancora più marcate le differenze regionali. La Sardegna registra infatti la quota più elevata (19,5 per cento). Seguita da Lazio (12,1 per cento) e Marche (12 per cento), mentre il valore più basso si rileva nella Provincia autonoma di Bolzano (5,3 per cento).