«Una relazione, una frequentazione o, per meglio dire, una tresca». Sarebbe questo il movente dell’omicidio di Simona Floridia. Almeno secondo la ricostruzione fatta dall’avvocato Giuseppe Fiorito che assiste i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile al processo. Ieri l’udienza davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’assise d’Appello di Catania è […]
Processo omicidio Simona Floridia, chiesta la conferma della condanna: «Il movente? Una tresca»
«Una relazione, una frequentazione o, per meglio dire, una tresca». Sarebbe questo il movente dell’omicidio di Simona Floridia. Almeno secondo la ricostruzione fatta dall’avvocato Giuseppe Fiorito che assiste i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile al processo. Ieri l’udienza davanti ai giudici della terza sezione della Corte d’assise d’Appello di Catania è stata dedicata alle repliche del legale e del procuratore generale Angelo Busacca. Alla fine delle loro discussioni – durate circa un’ora quella del pg e due ore e mezza quella dell’avvocato – entrambi hanno chiesto la conferma della condanna per l’imputato. Il 51enne Andrea Bellia che con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, in primo grado, a distanza di trent’anni dai fatti, è già stato condannato a 21 anni di carcere. L’uomo, però, continua a professarsi innocente.
Il caso di Simona Floridia
Della 17enne di Caltagirone Simona Floridia si è persa ogni traccia il 16 settembre del 1992 e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Un caso che era stato archiviato all’epoca e che è stato riaperto a 26 anni di distanza dai fatti dopo il ritrovamento di una conversazione telefonica intercettata avvenuta il 16 settembre del 1993, un anno dopo la scomparsa della vittima. Un dialogo tra Mario Licciardi e Rossella Figura, la sua ragazza dell’epoca (subito dopo Simona Floridia) che oggi è sua moglie. L’uomo racconta che Bellia lo avrebbe cercato per chiedergli di riconoscere nella voce delle telefonate arrivate a Chi l’ha visto? quella della giovane scomparsa. Una richiesta a cui Licciardi avrebbe risposto negativamente.
La conversazione un anno dopo la scomparsa
Nel corso della stessa conversazione, Licciardi riferisce alla fidanzata che Bellia gli avrebbe detto di avere ucciso Floridia. Aggiungendo che era inutile continuare a cercarla. «La chiamata dimostra in modo inconfutabile – si legge ancora nella sentenza – non solo il tentativo di depistaggio da parte di Andrea Bellia ma soprattutto la confidenza-confessione dell’imputato sulla sua responsabilità». Non solo «l’imputato è ben conscio di averla uccisa», ma sarebbe anche consapevole che gli inquirenti «non avrebbero mai potuto trovare il corpo della ragazza, gettato nella scarpata sottostante al monte San Giorgio». Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, si legge che Bellia l’avrebbe uccisa per «impedire che potesse rivelare all’allora fidanzata l’esistenza di un’ulteriore relazione sentimentale».
Le repliche del pm e dell’avvocato di parte civile
Nel corso della sua discussione, il pubblico ministero ha ribadito l’attendibilità del testimone Licciardi, principale accusato di Bellia. Che, durante il processo di primo grado, ha anche affrontato un confronto diretto in aula con l’imputato. Non solo la chiamata. Fondamentali sarebbero anche i racconti di Licciardi su una visita in ospedale a Bellia e la salita insieme a Monte San Giorgio. Il luogo in cui sarebbe avvenuto l’omicidio di Simona Floridia. L’avvocato Fiorito ha ribadito che, all’epoca, quella monte era completamente accessibile, contrariamente a quanto hanno provato a sostenere dalla difesa. Il legale ha inoltre ripercorso le incongruenze di alcune testimonianze, su orari che non tornano e, in alcuni casi, anche anni discordanti. Ed è tornato, infine, sulle parole della cognata (la moglie del fratello) dell’imputato che aveva confermato che Bellia avrebbe avuto con Rossella Figura «una relazione, una frequentazione o, per meglio dire, una tresca».
Attesa per la sentenza
La prossima udienza è già stata fissata per lunedì 9 novembre. Quando la parola sarà data all’avvocata Pilar Castiglia, che difende l’imputato Bellia, per le repliche. Poi venerdì 20 novembre c’è in calendario la camera di consiglio con la sentenza del processo di secondo grado.