L’Ars dice no al referendum contro le trivelle M5s: «Pd schiavo». Ardizzone: «Attacco a Sicilia»

Quesito non referendario: qual è l’unica regione (finora) che ha votato contro la presentazione dei quesiti per un referendum abrogativo sulle trivelle? Proprio l’isola con un alto numero di richieste di ricerca ed esplorazione di idrocarburi. Il parlamento siciliano si rivela più renziano del renziano Marcello Pittella, presidente della Basilicata, regione capofila nella proposta referendaria che riguarda cinque quesiti che riguardano l’articolo 38 dello Sblocca Italia 2015. E in minima parte anche lo Sviluppo Italia del 2012. L’Assemblea Regionale non ha raggiunto il quorum di 46 voti (la metà più uno dei deputati): 38 sì, 16 no e due astenuti per la prima proposta. Poi 32 favorevoli, 15 contrari e due astenuti per la seconda. 

Come al solito a risultare decisivi sono stati gli assenti. Nonché un Pd regionale compatto col Megafono come raramente è avvenuto al governo finora. Unici due voti contrari alla linea, all’interno del Partito democratico, quello del ragusano Nello Di Pasquale e di Marika Cirone, di Porto Empedocle. «Habemus referendum», aveva esultato questa mattina il coordinamento nazionale No Triv, dopo il via libera dalla Regione Sardegna, che fa seguito a quelli di Basilicata, Puglia, Marche e Molise. Cinque regioni, il minimo necessario per chiedere un referendum nazionale. Il voto siciliano non era dunque decisivo, ma sicuramente politico. 

Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente e già promotore l’anno scorso di un disegno di legge simile alla proposta referendaria appena bocciata, va giù duro. «Lo scandalo è per la stupidità di questa gente che perde così nettamente la faccia – commenta il deputato pentastellato – Praticamente il Pd con questo voto ha detto a Renzi di fare della Sicilia quel che vuole, sono schiavi che si prostrano. Noi comunque porteremo avanti il referendum insieme ai No Triv». Anche il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, dell’Udc, critica la scelta: «È incomprensibile la scelta dell’Assemblea regionale siciliana. Quelle norme, infatti, rappresentano un attacco sostanziale alle nostre prerogative statutarie».

A Licata, città interessata dal progetto offshore ibleo di marca Eni ed Edison, il comitato locale è sbigottito. «Ora – commenta Marco Castrogiovanni – si deve pensare ad un’assemblea o ad una manifestazione davanti il Parlamento siciliano per rendere conto e ragione di questa scelta che va contro l’orientamento nazionale». 


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