Dove non arriva la polvere, arrivano i soldi. E non sotto il tappeto, come vuole il modo di dire, ma dentro un orologio a pendolo, nella sala principale di uno studio professionale. È l’11 settembre 2026 quando alcuni operai, chiamati a rimuovere il tappeto, spostano il mobile e fanno una scoperta inattesa: denaro contante nascosto […]
Gli operai e il tappeto sotto al pendolo di Armao: «Ci sono i piccioli»
Dove non arriva la polvere, arrivano i soldi. E non sotto il tappeto, come vuole il modo di dire, ma dentro un orologio a pendolo, nella sala principale di uno studio professionale. È l’11 settembre 2026 quando alcuni operai, chiamati a rimuovere il tappeto, spostano il mobile e fanno una scoperta inattesa: denaro contante nascosto in una busta bianca.
La storia del ritrovamento è ricostruita negli atti dell’inchiesta su Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana ed ex componente di vertice della Commissione tecnico-scientifica, indagato per corruzione dalla procura di Palermo. Secondo l’ipotesi accusatoria, Armao avrebbe ricevuto diverse tangenti con il contributo di Luigi Matta, avvocato e cultore della materia all’Università di Palermo. E proprio l’orologio a pendolo dello studio è diventato uno degli oggetti simbolo dell’indagine: secondo gli inquirenti, sarebbe stato utilizzato per nascondere il denaro.
Il tappeto da spostare e la scoperta dei «piccioli»
Sono da poco passate le 15 dell’11 settembre quando le telecamere nascoste installate dalla polizia riprendono tre operai alle prese con il pesante orologio. Vogliono spostarlo per rimuovere il tappeto, ma uno di loro nota una busta di stoffa bianca. La apre e, davanti al denaro, esclama: «Ci sono piccioli, c’è di moriri». Superato lo stupore iniziale, l’operaio ripone i soldi nella parte bassa del mobile e avverte una dipendente dello studio. I due tornano a controllare la busta e la rimettono al suo posto. Poco dopo, però, la donna si consulta con una collega e decide di prelevare il denaro per custodirlo nella cassaforte.
Il rientro in studio di Armao
Bisogna aspettare tre giorni, fino al 14 settembre, perché Armao venga informato del ritrovamento, quando si presenta in studio. La reazione, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, è tutt’altro che tranquilla. L’ex vicepresidente chiede chi abbia autorizzato gli operai a spostare l’orologio, poi arriva a minacciare che in quella stanza non sarebbe più entrato nessuno. Le rassicurazioni della dipendente, che cerca di spiegare la propria condotta e la correttezza mostrata, sembrano servire a poco. Armao rientra quindi in possesso della busta. Controlla anche un tubo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato per custodire altro denaro. E, dopo ulteriori verifiche sui contenuti, sposta entrambi i nascondigli dietro alcuni libri, in una libreria della propria stanza. Uno degli ultimi gesti ricostruiti dagli investigatori prima che l’inchiesta giudiziaria esploda pubblicamente.