Non solo gli uffici della Regione a Palermo. Né solo impianti di energia rinnovabile e rifiuti. Tra le occasioni in cui, secondo gli investigatori, Gaetano Armao avrebbe preso una tangente, c’è anche un incontro a Roma, in Senato. A fare da cavallo di Troia per la polizia è stato il cellulare dello stesso ex presidente […]
Corruzione Armao, dalla presunta tangente in Senato all’interesse per un magistrato
Non solo gli uffici della Regione a Palermo. Né solo impianti di energia rinnovabile e rifiuti. Tra le occasioni in cui, secondo gli investigatori, Gaetano Armao avrebbe preso una tangente, c’è anche un incontro a Roma, in Senato. A fare da cavallo di Troia per la polizia è stato il cellulare dello stesso ex presidente della Cts regionale ed esperto di fiducia del governatore Renato Schifani. Registrando un incontro in cui Armao avrebbe dato sfoggio del suo «poliedrico interessamento», come lo definiscono gli inquirenti, verso i business dei privati. Oltre a quelli già emersi, sempre all’interno dell’inchiesta per corruzione della procura di Palermo che lo vede tra gli indagati. In questo caso, al centro dei dialoghi ci sono i lavori per arginare l’erosione della costa di Santa Maria del Focallo, nel Ragusano. Ma anche posti di lavoro e persino la possibilità di avvicinare un magistrato.
Il viaggio verso il Senato e i posti di lavoro
È la fine di ottobre 2025 quando gli investigatori registrano uno scambio WhatsApp tra Armao e Marcello Vernola. Avvocato, docente, ex presidente della provincia di Bari ed ex eurodeputato, in quel momento consigliere giuridico della commissione Ambiente del Senato. I due si accordano per vedersi l’indomani proprio negli uffici dell’istituzione romana, dove Armao si dirige insieme a un uomo da identificare, discutendo di curricula. Rimasti sulla scrivania per il troppo lavoro da fare. «Invece per quell’altro mi ha confermato che il posto ce l’hai tu – dice Armao al suo interlocutore -. Io te l’ho detto subito dove posso, dove non posso mi fermo». In un raggio d’azione che, secondo l’accusa, rimane comunque piuttosto ampio.
L’incontro per l’aggiunta di 3 milioni all’opera
All’arrivo nell’ufficio di Vernola, però, l’accompagnatore viene congedato. A essere attesa è una terza persona: Mario Gaetano Doronzo, a capo della Doronzo Infrastrutture srl. Ditta che dovrebbe svolgere i lavori a Santa Maria del Focallo, nel Ragusano. Un appalto gestito dall’ufficio del commissario per il contrasto del dissesto idrogeologico in Sicilia. Con dei lavori fermi, ma chiesti a gran voce dal territorio. Armao, in quel momento, è a capo del Consiglio tecnico consultivo della procedura. E la richiesta di Doronzo è semplice: spingere sul commissario affinché realizzi una perizia di variante per rifinanziare l’opera. «Altri 3 milioni euro – spiega Doronzo, che pare non riuscire a sbloccare gli uffici -. Forse dopo che lo chiami tu…». «Ci stiamo», risponde Armao. Che, seduta stante, chiama al telefono il commissario Sergio Tumminello. Ottenendo un’asciutta risposta: «Stiamo lavorando».
Il passaggio di ruolo all’avvocato Matta
In ogni caso, spiega Armao durante la riunione, a seguire il resto della procedura sarà Pietro Luigi Matta. L’avvocato, docente di UniPa e presidente del Rotary Palermo che prenderà il suo posto nel consiglio tecnico. Lo stesso uomo attraverso cui, secondo i magistrati, passano le presunte tangenti palermitane per Armao, con delle finte consulenze. Anche lui indagato, Matta avrebbe dovuto fare da commissario d’esame per l’attuale concorso in magistratura. Ruolo da cui il Consiglio superiore della magistratura lo ha adesso sospeso.
Dalla segnalazione degli appalti all’avvicinamento del magistrato
Ma Armao non si sarebbe limitato a rispondere alle richieste. Durante l’incontro, è lui a segnalare a Doronzo «l’imminente pubblicazione del bando per la realizzazione del porto turistico a Santo Stefano di Camastra», nel Messinese, annotano gli investigatori. «C’è stata la prima riunione – spiega Armao -, 45 milioni… Ti tengo informato su tutti i passaggi». Premure davanti alle quali l’imprenditore si sente a suo agio nel chiedere un altro favore. Nello specifico, avvicinare un magistrato del Consiglio di Stato. «Riguarda me, un’opera mia – spiega Doronzo -. Siamo in secondo grado, ho fatto ricorso ma non mi danno ragione, e volevo parlare con questo magistrato». Richiesta davanti alla quale Armao, memore del suo senso del limite personale, risponde: «Fammi verificare, ma non te lo do per certo».
Il passaggio della presunta tangente
Ma, quando Vernola si allontana dalla stanza, a fioccare non sarebbero state solo richieste e disponibilità. I toni di voce si abbassano e Doronzo si rivolge ad Armao: «L’altra volta te ne ho dati sette, adesso te ne ho portati altri cinque e chiudiamo la partita». «Si percepiva un fruscio analogo a quello di una busta accartocciata», annotano gli investigatori. Documentando, spiegano, una «dazione di denaro», una tangente, presa da Armao «negli uffici del Senato della Repubblica». Prima di congedarsi, i due fanno riferimento a un’altra persona: «Farete grandi cose, poi un giorno mi dirai», prevede il politico. Che sottolinea il piacere nel mettere in contatto persone «che vogliono fare le cose con intelligenza». Ma soprattutto, conclude Armao: «Persone serie, perbene».