La Regione siciliana, i mutui (che sono due: uno da quasi un miliardo e uno da oltre 300 mln di euro) e lo strano ruolo della Cassa depositi e prestiti

IL GIORNALISMO SICILIANO – SURROGANDO UNA POLITICA CHE NON LA RACCONTA GIUSTA – DOVREBBE PROVARE A CAPIRE CHE COSA C’E DIETRO QUESTO PESANTE INDEBITAMENTO

Ora che il mutuo ‘ascaro’ da un miliardo di euro è una realtà per le famiglie e per le imprese siciliane (nel senso che saranno le famiglie e le imprese a pagare questo incredibile prestito contratto dalla Regione siciliana: e lo pagheranno, in 30 anni, con una maggiorazione Irpef ed Irap: se non è ancora chiaro, chi oggi, in Sicilia, ha vent’anni, pagherà queste ‘rate’ fino a quando compirà il cinquantesimo anno di età!), vorremmo provare a ragionare su alcuni aspetti poco chiari di questa storia.

Abbiamo già detto – in altra parte del nostro giornale – la stranezza di un Ufficio del Commissario dello Stato che, appena due anni fa, ha ‘bocciato’, impugnandolo, un mutuo uguale a quello che la Regione sta per contrarre, ma di importo inferiore (poco più di 500 milioni di euro), mentre ha lasciato passare, su probabile ‘input’ romano, il mutuo da 950 milioni di euro sempre per pagare la spesa corrente!

Un aspetto poco gettonato di questa strana storia è rappresentato dal ruolo, ancora tutta da chiarire, della Cassa depositi e prestiti. Questa struttura – che sostiene le pubbliche amministrazioni del nostro Paese prestando denaro, di solito per investimenti, ma adesso anche per i debiti di ‘cassa’… – è ancora pubblica? E’ stata parzialmente privatizzata? E che cos’ha chiesto in cambio dell’erogazione di questo prestito alla Regione siciliana?

La nostra non è una domanda fuori luogo. Ricordiamo che circa un mese fa, quando Sala d’Ercole non ne voleva sapere di votare la legge che autorizza la Regione a contrarre questo mutuo da quasi un miliardo per la spesa corrente, il Governo della Regione faceva sapere che se non si fosse acceso questo nuovo, folle mutuo, la Cassa depositi e prestiti non avrebbe acceso un mutuo di oltre 300 milioni di euro contratto, sempre dalla Regione, per far quadrare i conti del 2013.

La notizia è passata quasi inosservata. Eppure è interessante. Di fatto, per ‘pareggiare’ (e quindi per chiudere) il bilancio consuntivo del 2013, la Regione ha contratto un mutuo di oltre 300 milioni di euro. Che, però, fino a un mese fa non era stato ancora acceso. La mancata accensione di tale mutuo avrebbe determinato l’impossibilità di chiudere i conti regionali del 2013 e, di conseguenza, l’impossibilità, per la Corte dei Conti per la Sicilia, di ‘parificare’ il Bilancio della Regione 2013 (la relazione annuale della Corte dei Conti sulla ‘parifica’ del Bilancio 2013  prevista tra un mese circa).

Abbiamo, così, una notizia e una domanda.

La notizia è che la Regione siciliana – cioè noi siciliani: famiglie e imprese – nel giro di dieci giorni, abbiamo acceso due mutui: uno di oltre 300 milioni di euro per chiudere i conti del 2013; e un mutuo di oltre 950 milioni di euro in pare per pagare i debiti del 2013 e, in parte, per pagare la spesa corrente di quest’anno (una parte della spesa corrente, perché molte voci rimarranno fuori).

La domanda è: è vero che la Cassa depositi e prestiti, per accendere il mutuo da oltre 950 milioni di euro, avrebbe chiesto alla Regione di accendere anche il mutuo da oltre 300 milioni di euro? Che tipo di interessi nutre, la Cassa depositi e prestiti, in Sicilia? In questi due mutui – che insieme danno vita a un indebitamento ‘pesante’: un miliardo e 300 milioni di euro non sono uno scherzo, anche perché la Regione paga già altri mutui – ci sono garanzie che non sono state rese note ai cittadini siciliani?

 


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