Inchiesta Arata-Nicastri, le contromisure della Regione Dirigente Energia: «Vogliamo arginare gli speculatori»

Tra i corridoi dell’assessorato regionale all’Energia, certo l’aria non è delle più serene. Non che l’inchiesta che ha portato all’arresto di Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia e consulente della Lega di Salvini, non avesse già messo in allerta tutti. Al contrario, dagli uffici si erano già presi diversi provvedimenti. A cominciare dal trasferimento, lo scorso febbraio, di Alberto Tinnirello al Genio Civile di Palermo. Diversa la situazione di Giacomo Causarano, funzionario dell’assessorato all’Energia, trasferito due mesi fa (quando ha ricevuto l’avviso di garanzia) al Coremi di Palermo (il Corpo regionale delle miniere) con la qualifica di archivista.

«La prima anomalia che ho riscontrato quando mi sono insediato nel febraio 2018 – ammette il dirigente del dipartimento Energia, Tuccio D’Urso – è stata che tutto il sistema autorizzativo non era stato pubblico, per cui ho provveduto a rendere noto quanto era stato autorizzato da quel dipartimento. Compreso un gruppo di autorizzazioni per le quali venivano richieste proroghe o varianti, allo scopo di prolungarne il periodo di vita. Ho emesso in tempi non sospetti una circolare che regola il principio per il quale non sarebbero più state concesse proroghe, che poi sono a loro volta delle concessioni».

«Ma soprattutto – ammette ancora D’Urso – ho inserito tra i requisiti dei richiedenti anche quelli di natura economica, perché ho notato un grandissimo numero di richiedenti che nei fatti non era nelle condizioni di finanziare gli impianti. Era un tentativo per distinguere gli imprenditori seri da quelli che si rivelavano invece dei prenditori, degli speculatori, che investendo poche centinaia di euro per le autorizzazioni le rivendevano poi a cifre esorbitanti. Di questo sistema è emblema Vito Nicastri, che ha fondato tutte le sue fortune sul medesimo principio: non si spiegherebbe altrimenti il maxisequestro da 1,3 miliardi di euro».

Dopo la notizia dell’inchiesta, inoltre, lo stesso assessore all’Energia, Alberto Pierobon, ha impartito alcune disposizioni agli uffici: intanto ha chiesto al dipartimento di passare in rassegna tutte le autorizzazioni rilasciate e quelle negate e ha chiesto di valutare la possibilità di installare dei tornelli all’ingresso. Il dirigente nel frattempo ha vietato completamente l’ingresso negli uffici che si occupano delle concessioni e autorizzazioni, gli stessi dove Manlio Nicastri (il figlio di Vito e come lui finito agli arresti) era di casa: «A far data dal 23 aprile 2019 e sino a nuova disposizione è inibito l’accesso fisico dell’utenza al Servizio III Autorizzazioni e Concessioni del Dipartimento Regionale dell’Energia». E con una circolare del 13 maggio, pubblicata in gazzetta ufficiale il 24 maggio, il dirigente generale ha disposto maggiori controlli in merito ai «procedimenti di autorizzazione unica per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile». In sostanza si chiede ai vari uffici preposti di avviare gli iter autorizzativi «esclusivamente e nella misura in cui l’amministrazione regionale o comunale possegga la ragionevole certezza che gli impianti proposti vengano realizzati ed entrino in esercizio nei tempi previsti dai cronoprogrammi dei lavori».

Ancora, D’Urso nel sottolineare come nel suo lavoro in questi mesi abbia sempre trovato «il sostegno del presidente Musumeci», sottolinea anche che «nessuna delle otto società oggetto dell’inchiesta è nelle condizioni di intraprendere l’avvio dei lavori. Anzi, nello specifico sette su otto non sono nelle condizioni di farlo, mentre l’ottava è in quella situazione di subentro di nuove società, per cui ci stiamo attivando per i dovuti adempimenti».

Ma tra i rivoli dell’inchiesta trova spazio anche un altro nome, quello di Vincenzo Palizzolo, capo di gabinetto dell’assessore al Territorio, Toto Cordaro. Nell’indagine della Dda di Palermo gli Arata, intercettati, parlano di incontri con Cordaro e sottolineano l’importanza di arrivare ai membri della commissione che si occupa della Valutazione d’impatto ambientale, che dipende proprio da Cordaro. Sulla posizione di Palizzolo, rimasto alla guida dell’ufficio di diretta collaborazione dell’esponente di giunta, Cordaro resta cauto. La sua eventuale rimozione? «Al momento – si limita a dichiarare – non è all’ordine del giorno».


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