Gela, all’Eni tornano i picchetti

“L’Eni sospende i suoi impegni al Petrolchimico di Gela, congelando investimenti per 700 milioni di euro, e in fabbrica esplode la protesta. Gli operai hanno rispolverato i picchetti, temendo anche che gli investimenti possano essere revocati: blocchi agli ingressi dello stabilimento, nella centrale di imbottigliamento del gas e nel centro oli dove si raccoglie il petrolio estratto dai giacimenti, per impedire che venga trasferito (come succede da tre mesi) in altre raffinerie. Il sindacati sono sul piede di guerra e il governo della Regione si schiera con gli operai.

L’Eni ha annunciato che non intende rimettere in marcia l’unica delle tre linee produttive in attivita’ a Gela, fermata il 15 marzo per un incendio sviluppatosi per una perdita lungo una tubazione di greggio tra gli impianti coking e toppinga motivando la decisione con la sovrapproduzione e la saturazione del mercato dei carburanti. Uno stop, questo, che impedisce di fatto la costruzione di quelle apparecchiature previste nei processi di riqualificazione produttiva da realizzare entro e non oltre la fine del 2015. E senza tali misure, lo stabilimento e’ destinato alla chiusura.

Inaugurato nel 1964 dall’allora capo dello Stato, Giuseppe Saragat e dal presidente dell’Eni Enrico Mattei, il petrolchimico di Gela, potrebbe cosi’ essere arrivato alla fine della sua travagliata esistenza. Emblema del sogno texano di una ricchezza economica tutta da costruire ma anche di “cattedrale nel deserto” di uno sviluppo mai arrivato, lo stabilimento di Gela, per oltre 50 anni, ha dato lavoro e reddito a migliaia di giovani. Nella prima meta’ degli anni ’70, al top della sua esistenza, gli occupati erano 10 mila: 6mila nel diretto e 4mila nell’indotto. Poi, la lenta e inesorabile crisi della chimica di base, segno’ l’inversione di tendenza con la chiusura dei primi impianti, quelli di produzione, stoccaggio e spedizione dei fertilizzanti per l’agricoltura (Urea e Solfato Ammonico). Non ci furono licenziamenti ma si bloccarono le assunzioni e per l’indotto comincio’ il massiccio ricorso alla cassa integrazione. Oggi, la chimica non esiste piu’. C’e’ solo la raffineria che lavora il petrolio ad alto tenore di zolfo dei giacimenti locali, scoperti negli anni ’50, e i residui pesanti di altri stabilimenti. Gli occupati sono mille, 300 nell’indotto. Quella di Gela e’ considerata la piu’ debole delle cinque raffinerie del circuito Eni in Italia. Si sono verificati ed episodi di inquinamento ambientale (perdita di petrolio finito in mare nel maggio del 2013 e incendio all’isola 7 il 15 marzo scorso) e due infortuni mortali tra il personale dell’indotto . Fermata per un anno (dal giugno 2012 al maggio 2013) e collocati 400 dipendenti in cassa integrazione, avrebbe dovuto procedere alla realizzazione dei programmi di riconversione produttiva. Il nuovo vertice dell’Eni ha invece deciso di fermare il progetto, fare una nuova valutazione degli investimenti alla luce della ulteriore crisi del mercato dei carburanti e stabilire se procedere a fermate temporanee o chiusure definitive. Domani sera se ne sapra’ di piu’ dopo il vertice nazionale tra Eni e sindacati convocato a Roma. Mercoledi’ e’ previsto un confronto con il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che si rechera’ a Palazzo Chigi e intanto afferma: “L’azienda rispetti i patti, no a ridimensionamenti e chiusure”.

Fonte ANSA


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