Doveva essere una sistemazione per affrontare con tranquillità il periodo di Erasmus a Malta. La ricerca di una stanza, invece, si sarebbe trasformata in una vicenda che una studentessa, originaria della provincia di Catania, racconta a MeridioNews come un’esperienza da dimenticare. La giovane sostiene di essere stata truffata da un uomo con il quale sarebbe […]
Malta, cerca una stanza per l’Erasmus e viene truffata: la storia di una studentessa etnea
Doveva essere una sistemazione per affrontare con tranquillità il periodo di Erasmus a Malta. La ricerca di una stanza, invece, si sarebbe trasformata in una vicenda che una studentessa, originaria della provincia di Catania, racconta a MeridioNews come un’esperienza da dimenticare. La giovane sostiene di essere stata truffata da un uomo con il quale sarebbe entrata in contatto grazie un gruppo Facebook dedicato agli affitti e di avere perso 450 euro in contanti.
Ma, stando al suo racconto, la vicenda non si sarebbe fermata alla presunta truffa: nell’edificio in cui avrebbe dovuto prendere possesso dell’alloggio, qualcuno le avrebbe anche impedito di chiedere aiuto, fino alla possibilità di uscire e mettersi in salvo con il supporto di un autista Uber. La studentessa ha presentato una denuncia alla polizia maltese il 25 settembre 2026 e nei documenti viene ricostruito ogni passaggio legato al presunto raggiro.
La ricerca di una stanza attraverso Facebook
La vicenda comincia nei primi giorni del soggiorno a Malta. La ragazza arriva sull’isola il 23 settembre e, inizialmente, prenota una sistemazione temporanea a Gżira. Dopo aver segnalato al proprietario un problema legato alla presenza di cimici dei letti, sarebbe stata trasferita in un altro alloggio, ma soltanto provvisoriamente. Ha, quindi, la necessità di trovare in tempi rapidi una nuova stanza. Così, il 24 settembre pubblica un messaggio nel gruppo Facebook Rental Accommodation in Malta, chiedendo una sistemazione a Msida o nelle vicinanze, con un budget massimo di 550 euro. La richiesta sarebbe stata raccolta da un profilo denominato N** H**, dal quale sarebbe arrivata la proposta di una stanza a Hamrun, con la possibilità di trasferirsi già il giorno successivo.
La studentessa avrebbe chiesto di conoscere il prezzo e di poter visitare l’immobile prima di prendere una decisione. Secondo quanto riportato nella denuncia, l’uomo le avrebbe domandato 200 euro in contanti per bloccare la stanza, sostenendo che un’altra persona sarebbe andata a visitarla. La ragazza, quindi, decide di incontrare il presunto proprietario che si sarebbe presentato con le iniziali N.M. Dopo avergli consegnato i 200 euro, avrebbe visitato l’alloggio e concordato un canone mensile di 450 euro. L’intesa prevedeva che tornasse il giorno seguente per completare il pagamento e ricevere le chiavi.
I 450 euro e la chiave che non apriva la porta
Il 25 settembre, intorno alle 12.54, la studentessa sarebbe tornata all’indirizzo concordato. In quell’occasione avrebbe consegnato gli 250 euro in contanti, raggiungendo così la somma complessiva di 450 euro. In cambio, avrebbe ricevuto una chiave. Stando alla ricostruzione contenuta nella denuncia, l’uomo si sarebbe allontanato subito dopo frettolosamente, con la scusa di essere in ritardo al lavoro. Quando la ragazza però avrebbe provato a entrare nell’appartamento, si sarebbe accorta che la chiave non corrispondeva alla serratura. Inutile anche ogni tentativo di contattare il proprietario tanto che su Facebook Messenger la studentessa sarebbe risultata bloccata, senza la possibilità di ottenere spiegazioni per quello che stava succedendo.
«Mi hanno impedito di chiedere aiuto»: il racconto della ragazza
La studentessa riferisce a MeridioNews che quanto accaduto sarebbe andato oltre la perdita dei soldi. Nel suo racconto, nell’edificio sarebbe stata presente anche una seconda persona che, almeno inizialmente, le avrebbe impedito di chiamare i soccorsi, chiudendola nell’atrio d’ingresso del palazzo. La giovane sostiene di essere riuscita successivamente a uscire, ma di essersi accorta di essere seguita dal presunto complice del proprietario di casa. Secondo la sua ricostruzione, la vittima del raggiro sarebbe riuscita a mettersi in salvo solo grazie all’aiuto di un autista Uber.
Il precedente riportato dalla stampa maltese
A rendere la vicenda meritevole di ulteriori approfondimenti è anche un possibile collegamento con un caso giudiziario già finito sulle pagine della stampa locale. Il 14 aprile 2026, MaltaToday ha pubblicato un articolo su un 25enne, identificato dalla testata con le iniziali corrispondenti a quelle dell’uomo indicato dalla studentessa, accusato a Malta di diversi reati, tra cui sequestro di persona e rapina aggravata. Secondo quanto riferito dal giornale, gli episodi avrebbero coinvolto uomini contattati attraverso l’app di incontri Grindr.