Formazione professionale: dipendente dell’Aram IeFp di Catania s’incatena davanti i cancelli dell’assessorato

NEL TOTALE DISINTERESSE DELL’ASSESSORE SCILABRA E DEL DIRIGENTE GENERALE CORSELLO IL LAVORATORE GIUSEPPE RADDUSA, CON COMPOSTEZZA, NELLA DISPERAZIONE, HA DORMITO ALL’APERTO

Lavoratore della Formazione professionale s’incatena ieri davanti i cancelli dell’assessorato regionale di viale Regione siciliana a Palermo. Nel totale disinteresse dell’assessore, Nelli Scilabra, e della dottoressa Anna Rosa Corsello, dirigente al ramo, Giuseppe Raddusa, dipendente con funzioni di amministrativo dell’ente di formazione di Catania Aram IeFp, ha dormito all’ ‘agghiaccio’ nella speranza che oggi qualcuno si accorga della sua presenza e lo riceva per farsi carico del problema che è sempre lo stesso: il pagamento degli stipendi.

Raddusa è dipendente a tempo indeterminato da oltre dieci anni nella Formazione e presta servizio, come dicevamo, presso l’Aram Iefp di Catania, ente formativo che svolge attività esclusivamente nell’obbligo formativo con sedi a Catania e Ragusa. Ente che, dopo la cessione del ramo d’azienda, nel 2012, si è staccato dall’ente di Elio Sauta di Messina, poi finito nel mirino della procura della Repubblica messinese con l’inchiesta “Corsi d’oro”.

Riportiamo la testimonianza del lavoratore che ha voluto testimoniare il proprio disagio al nostro giornale.

“Dopo ventisei mesi di stipendi arretrati – racconta Raddusa – l’Amministrazione regionale mi diceva che il mio ente non aveva fatto richiesta degli anticipi sul finanziamento concesso per via delle difficoltà nell’ottenere le dovute fideiussioni. Superato in parte il problema -aggiunge – l’Aram IeFp ha presentato la richiesta in assessorato. Dopo 4 mesi, però, i mandati di pagamento non sono ancora usciti perché manca il personale”.

“Il mio gesto di incatenarmi – precisa Raddusa – è dovuto alla totale disperazione, perché non ho più come dare da mangiare ai miei figli, un’altra estate come quella dello sorso anno non posso fargliela passare. Sono qui a protestare, perché come fare a vivere con ventisei mesi di stipendi attesi me lo devono dire in assessorato. Sono un lavoratore che con pazienza ho saputo aspettare. Non ho mai perso la calma, ma di fronte alla disperazione dei miei figli non posso più starmene in silenzio. Lavoro senza soldi”.

“Mi aspetto che oggi sblocchino i mandati di pagamento – afferma senza giri di parole il lavoratore – quattro mesi di lunga attesa sono sufficienti. Adesso basta con i ritardi, se non ci sono soldi che lo dicano. Non basta più sentirsi dire che bisogna avere pazienza, servono i fatti che significano lo sblocco dello stipendio”.

Raddusa riferisce che il mandato di pagamento riguarda tre primi anni del 2011/2012 per un importo di complessivi 240 mila euro, altri due primi anni 2012/2013 per 150 mila euro, ma l’assessorato all’ente ne dovrebbe riconoscere circa 210 mila euro perché una parte, circa 180 mila euro, andrà versata all’Inps come sostituito per la regolarizzazione del Documento unico di regolarità contributiva (Durc).

“Con i 210 mila euro – dichiara Raddusa – l’ente potrebbe pagarci tra i dieci ed i quindici mesi”.

“Aggiungo che l’ente ha presentato circa un mese fa anche la richiesta per avere il pagamento del secondo, terzo e quarto anno a valere sull’avviso 19, prima finestra del 2012, per un importo di circa 300 mila euro”.

L’avvocato Guarino, del gabinetto dell’assessore Nelli Scilabra, incontrando casualmente il lavoratore all’uscita dagli uffici, gli avrebbe assicurato che oggi si farà luce sulla vicenda dell’ente. Sarà così?

 


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