Dal lockdown al gin realizzato a base di finger lime  Un agrume australiano per un distillato messinese

Un gin tutto messinese e con un nome che è un omaggio al capoluogo peloritano. La città in cui sono nati e dove hanno mosso i primi passi come imprenditori. È la storia di Massimiliano Borrello e Margot Villari. Un legame a doppio filo quello che unisce i due giovani professionisti messinesi che hanno deciso di investire sul loro territorio e realizzare un prodotto unico. Quando il mondo si ferma per la pandemia, Massimo sfrutta questa pausa imposta per dare vita a un London dry gin reso unico dall’uso, come botanica predominante, del finger lime. Un frutto, originario dell’Australia, che è coltivato da Margot nell’appezzamento di terreno che ha comprato a Spartà nel 2016.

Massimiliano, 34 anni, ha un’anima artistica che divide tra la passione per la pittura, l’insegnamento degli scacchi e la sua attività nel settore alberghiero e ristorazione. «Lavorando dietro al bancone del bar ho imparato che c’è un mondo sconosciuto ai più. Ho imparato a fare il caffè e soprattutto i cocktail e ho capito che il gin era sempre molto richiesto», racconta Massimiliano a MeridioNews. «Con Margot frequentavamo lo stesso liceo classico di Messina, il Maurolico e ci siamo rincontrati dopo anni». Così hanno cominciato un percorso di vita insieme oltre a quello lavorativo. Perché proprio grazie alla piantagione di finger lime avviata da Margot nasce l’intuizione di potere utilizzare questo particolare agrume come nota caratterista del gin che da anni faceva capolino nella testa di Massimiliano.

«Mi sono laureata in giurisprudenza, ma avevo capito che volevo fare altro – racconta la 31enne messinese -. Ho cominciato a cercare terreni. A Spartà, (villaggio della zona nord di Messina, ndr) nel 2016 ho acquistato un terreno di un ettaro. Era abbandonato da circa 70 anni, ma in parte ancora terrazzato. Valutando le varie coltivazioni da avviare ho pensato al finger lime». Comincia la ricerca di Margot che approda a un consorzio con sede a Milano. «C’erano dei coltivatori aderenti al consorzio che avevano avviato delle piantagioni e ho acquistato 180 alberelli di finger lime. Ci sono voluti tre anni per vedere i primi frutti, solo lo scorso anno una vera produzione di 10/12 chilogrammi». 

Un frutto che comincia ad avere un mercato anche qui in Italia e il cui costo oscilla tra gli 80 e i 100 euro al chilogrammo. «Tra i professionisti dell’alta ristorazione è anche noto come caviale di limone – dice Margot – per via delle piccole sfere presenti nel frutto che alla vista assomigliano al caviale e si rompono in bocca masticandole». Sprigionano un sapore agrumato e fortemente speziato. «Se lasciato in alcol invece, questo frutto ne aromatizza il sapore, donandogli un profumo intenso – spiega Massimiliano – così ho pensato che sarebbe potuto diventare la nota caratteristica del Messenion». Massimiliano sfrutta le esperienze accumulate anche all’estero e la sua specializzazione in promozione e marketing agroalimentari ottenute presso l’istituto Albatros di Messina.

Alle caratteristiche organolettiche e sensoriali del finger lime si uniscono il ginepro, che è una delle componenti botaniche, «ma la base di partenza è neutra, nel nostro caso è vodka – sottolinea -. Poi aggiungiamo altri elementi botanici tipicamente siciliani come basilico, rosmarino, finocchietto selvatico e nepita, senza l’aggiunta di aromi artificiali». La produzione avviene sempre in Sicilia a Valdina. «Ci appoggiamo alla distilleria Giovi e la distillazione avviene in caldaia pot still, uno strumento unico nel suo genere, costruito appositamente nella piccola distilleria artigianale».

I due imprenditori hanno voluto dare un’impronta peloritana al loro gin e hanno scelto il nome Messenion che era l’antico nome della città di Messina, oltre che quello della prima moneta d’oro coniata in Sicilia. Serviva un’etichetta che rispecchiasse l’idea di Massimiliano e Margot. «Ci siamo rivolti a Lelio Bonaccorso, fumettista messinese conosciuto a livello nazionale, e gli abbiamo chiesto di realizzare un’etichetta. Ha abbracciato subito il nostro progetto e siamo diventati anche amici». Su fondo bianco, con scritte nere e color oro, si erge un Nettuno che tiene tra le mani un albero di finger lime dorato. Le bottiglie sono tutte numerate. Una produzione di circa 800 pezzi, realizzata con la produzione di finger lime dello scorso ottobre, «ed è in distilleria la nuova».

Margot e Massimiliano si occupano di tutto. Dalla presentazione alla diffusione. «Siamo presenti a Palermo, Siracusa, isole Eolie e abbiamo valicato i confini arrivando in Belgio. Siamo stati contattati da un ristorante italiano e hanno ordinato inizialmente cinque bottiglie». 


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