«La toponomastica non è solo una mappa stradale: è la scelta precisa di chi e cosa vogliamo celebrare». E la scelta dell’associazione culturale catanese Lab 5 è quella di celebrare «tre donne figlie dei quartieri popolari di Catania». Che, come la maggior parte delle città italiane ha un predominio di vie, piazze e slarghi che […]
«Celebrare tre donne dei quartieri popolari di Catania»: il gap della toponomastica femminile
«La toponomastica non è solo una mappa stradale: è la scelta precisa di chi e cosa vogliamo celebrare». E la scelta dell’associazione culturale catanese Lab 5 è quella di celebrare «tre donne figlie dei quartieri popolari di Catania». Che, come la maggior parte delle città italiane ha un predominio di vie, piazze e slarghi che portano il nome di uomini. «C’è una resistenza ovunque nell’intitolare strade alle donne. Perché – spiega a MeriodioNews la presidente dell’associazione Toponomastica femminile Maria Pia Ercolini – la storiografia l’hanno scritta gli uomini».
Virdimura, Adele Gloria e Goliarda Sapienza
Però, forse, non una volta per tutte. «Catania – afferma il presidente di Lab 5 Cono Cinquemani parlando al nostro giornale – nega ancora la giusta memoria a tre donne immense che, con le loro menti eccezionali hanno segnato la medicina, l’arte e la letteratura mondiale». Virdimura che, nel 1376, fu la prima donna ufficialmente autorizzata a esercitare la medicina e la chirurgia in Sicilia e in Europa e si dedicò soprattutto alla cura dei più fragili. Adele Gloria che fu tra le pochissime donne protagoniste dell’aeropittura futurista negli anni ‘30, rompendo ogni schema artistico dell’epoca. E la scrittrice Goliarda Sapienza, l’autrice del capolavoro L’arte della gioia.
Per una toponomastica femminile a Catania
«Sono tre assenze vergognose – sostiene Cinquemani – perché nei luoghi dove sono nate non c’è nemmeno una targa. Più volte, abbiamo già avanzato delle richieste agli uffici comunali di Catania, che sono anche state protocollate, ma – lamenta – non abbiamo mai ricevuto risposte». La proposta dell’associazione è di intitolare alle tre donne le vie dove sono nate o dove hanno vissuto. Virdimura a San Cristofoto, Adele Gloria a Picanello e Goliarda Sapienza a San Berillo. «Continuare a ignorarle significa cancellare la storia del riscatto femminile e popolare della nostra città. Fino a quando la memoria di genere resterà una ferita aperta? Sono tre nomi di donne che il mondo ci invidia, ma che le istituzioni cittadine – afferma il presidente di Lab 5 – sembrano voler dimenticare». O, quantomeno, non celebrare nel modo che sarebbe più adeguato.
«Ascoltare le pietre della città»
A luglio del 2015, infatti, quello che fino a quel momento ero vicolo delle Belle è diventata piazzetta Goliarda Sapienza. Dieci anni più tardi, nel novembre del 2025, tra i nuovi toponimi individuati dalla commissione toponomastica compaiono anche i nomi di Virdimura (nei pressi della caserma dei vigili del fuoco di San Giovanni Galermo) e di Adele Gloria (una traversa di via Sebastiano Catania nella zona Trappeto Sud). «Non dovrebbero stare lì – commenta Cinquemani – Chi compie questo tipo di scelte sulla toponomastica dovrebbe sapere ascoltare le pietre di questa città». E non solo quelle.
I dati e le resistenze
«I dati sulla toponomastica femminile a Catania non riusciamo nemmeno ad aggiornarli – ammette Maria Pia Ercolini – perché non c’è nessun tipo di collaborazione da parte del Comune». Così, come anche in altri casi, per avere dei censimenti, l’associazione fa ricorso a dati Istat, stradari ufficiali e elenchi delle Agenzie del territorio. Che però, «sempre a causa delle mancanze da parte delle amministrazioni locali, non ci restituiscono un quadro aggiornato e corretto». Dall’ultimo censimento toponomastico nazionale risulta che la media di strade intitolate a donne va dal 3 al 5 per cento (in prevalenza madonne e sante), mentre quella delle strade dedicate agli uomini si aggira sul 40 per cento. «Ultimamente si tende a voler ridurre questo gap – dice la presidente di Toponomastica femminile -. Ma ci scontra con resistenze consapevoli e inconsce. Per esempio, se ci sono due strade tra cui scegliere, il corso principale andrà a un uomo e la via senza uscita a una donna. Serve una parità qualificata – conclude – a cui si arriva con un lavoro di consapevolezza sui percorsi di genere».