La polemica sullo spot della Regione sull’utilizzo dei fondi Ue Operazione da 683mila euro. Chiesto l’intervento del garante

La metropolitana di Catania, i treni Pop ma anche il chiostro di Monreale e il piano See Sicily per incentivare l’affluenza di turisti nell’Isola. In mezzo alcuni spezzoni in cui il presidente Nello Musumeci, in versione macchinista ferroviario, viene immortalato mentre è intento a manovrare i comandi di un convoglio o quando taglia il nastro in occasione di un’inaugurazione insieme agli assessori Ruggero Razza e Mimmo Turano. Trascorsi 29 secondi compare una scritta con impresso un messaggio: «Regione Siciliana, il governo del fare». In sintesi è questo lo spot che da giorni viene trasmesso sulle principali emittenti televisive nazionali. Un video della durata complessiva di 30 secondi con cui la Regione intende pubblicizzare come sono stati spesi i fondi provenienti dall’Europa. 

Il filmato (Guarda il video) ha subito innescato un coro di polemiche da parte delle opposizioni. Sia per il messaggio finale ma anche per i passaggi con Musumeci in primo piano. Il segretario del Partito democratico Anthony Barbagallo ha chiesto l’intervento della Corte dei conti e ha presentato un’interrogazione all’Ars per fare luce sui costi di realizzazione e di messa in onda dello spot. «C’è il rischio che il governo Musumeci faccia un uso improprio di risorse europee per propagandare la sua fallimentare attività di governo», ha detto il deputato regionale. Dello stesso avviso il Movimento 5 stelle e il segretario della Commissione di vigilanza Rai Michele Anzaldi. Il parlamentare originario di Palermo, iscritto al gruppo di Italia Viva, ha inviato al presidente dell’Agcom, l’autorità per la garanzia nelle comunicazioni Giacomo Lasorella, una lettera. «È conforme alle norme che il servizio pubblico mandi in onda uno spot di propaganda elettorale, a maggior ragione a pochi mesi dalle elezioni?», si chiede Anzaldi nella missiva. 

Per risalire ai costi e ai contorni di questa operazione bisogna fare riferimento a un decreto, firmato il 23 marzo scorso dal dirigente generale del dipartimento della Programmazione Federico Amedeo Lo Cascio. Quattro pagine in cui viene indicato l’obiettivo di attivare una compagna di comunicazione sui fondi del FESR 2014-2020, «in modo da garantire la massima diffusione del programma operativo presso il pubblico coinvolgendo oltre a una più ampia fascia della popolazione siciliana, anche quella nazionale», si legge nel documento. Un’operazione costata 683mila euro dopo «l’acquisizione di spazi pubblicitari sulle emittenti televisive nazionali di tipo generalista di maggiore ascolto». 

Comunicare cosa si è fatto con i fondi europei non è certamente una novità, basti pensare che lo stesso regolamento di Bruxelles impone una specifica programmazione agli enti per pubblicizzare gli obiettivi tematici. Per il Fesr 2014-2020 erano nove – tra questi l’inclusione sociale o i sistemi di trasporti sostenibili – con un budget complessivo per la comunicazione di circa 19 milioni di euro per l’intero periodo. C’è pure un portale – euroinfosicilia – dedicato al piano operativo 2014-2020 e un canale Youtube. All’interno di quest’ultimo è possibile visionare altri spot televisivi, sempre della durata di 30 secondi, ma in cui però non compare il presidente della Regione, e dove una voce narrante entra nello specifico rispetto ai singoli investimenti e obiettivi raggiunti con i soldi dell’Europa. 

Le polemiche su questo spot fanno il paio con quelle legate alla promozione di See Sicily. Il piano di comunicazione dal 2020 è oggetto di critiche, ossia dal periodo successivo al primo lockdown quando di fatto è partita l’operazione per il rilancio turistico dell’Isola nonostante la pandemia. L’ultimo decreto, firmato il 15 marzo, dalla dirigente generale dell’assessorato al Turismo, sport e spettacolo Lucia Di Fatta, impegna quasi 1,5 milioni di euro per il rafforzamento del brand Sicilia, «da realizzarsi sui principali network televisivi nazionali». Alla Rai andranno 427mila euro, stessa cifra per le reti Mediaset. 244mila euro alla piattaforma Sky mentre 122mila euro a La7, Canale 9 e Tv2000, con quest’ultima indicata specificatamente per la sua «importanza nel segmento del turismo religioso». 


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