La Sicilia è la regione italiana più colpita dagli incendi nel 2026. Dall’inizio dell’anno al 15 ottobre sono andati in fumo 71.178 ettari, pari al 54,4 per cento della superficie complessivamente bruciata in Italia, con il maggior numero di eventi registrati: 836. Un bilancio che restituisce la dimensione dell’emergenza nell’Isola, dove la somma delle superfici […]
Incendi, la Sicilia brucia più di tutte le altre regioni
La Sicilia è la regione italiana più colpita dagli incendi nel 2026. Dall’inizio dell’anno al 15 ottobre sono andati in fumo 71.178 ettari, pari al 54,4 per cento della superficie complessivamente bruciata in Italia, con il maggior numero di eventi registrati: 836. Un bilancio che restituisce la dimensione dell’emergenza nell’Isola, dove la somma delle superfici devastate dalle fiamme è quasi cinque volte quella della Calabria, seconda nella graduatoria nazionale con 14.359 ettari, e oltre cinque volte quella della Puglia, terza con 13.649 ettari.
I dati sono contenuti nel report La bioeconomia delle foreste 2026, presentato a Roma e curato dall’ufficio Biodiversità di Legambiente. L’analisi, basata sui dati EFFIS/Copernicus, prende in esame gli incendi registrati tra l’1 gennaio e il 15 ottobre. A livello nazionale sono stati 2.223 gli eventi, con 130.858 ettari bruciati. Rispetto allo stesso periodo del 2025, si registra un incremento del 36 per cento delle superfici interessate dalle fiamme, pari a oltre 34.900 ettari in più, e del 20,5 per cento del numero di incendi. Il dato siciliano è ancora più significativo se confrontato con quello dell’anno precedente. Nel 2025, infatti, l’Isola aveva già registrato 50.690 ettari bruciati e 654 eventi. Nel 2026 la superficie percorsa dal fuoco è aumentata del 41 per cento, mentre il numero degli incendi è cresciuto di 182 unità. La Sicilia si conferma così il territorio maggiormente esposto a un fenomeno che, secondo Legambiente, non può più essere considerato una semplice emergenza stagionale.
I Comuni più colpiti: Bivona in testa, 20 centri siciliani oltre mille ettari
La distribuzione geografica degli incendi restituisce un quadro particolarmente preoccupante. In Italia sono 789 i Comuni interessati dalle fiamme nel 2026, il 19 per cento in più rispetto ai 639 del 2025. Di questi, 345 erano già stati colpiti nell’anno precedente. Sono 27 i Comuni italiani che hanno superato la soglia dei mille ettari bruciati. Venti si trovano in Sicilia, tre in Puglia e gli altri quattro sono distribuiti tra Calabria, Abruzzo, Sardegna e Piemonte. Un dato che conferma la particolare concentrazione dell’emergenza nell’Isola e la ricorrenza degli incendi in territori già devastati.
Il Comune più colpito d’Italia è Bivona, in provincia di Agrigento, con 8.827 ettari bruciati. Al secondo posto c’è Butera, nel Nisseno, con 4.143 ettari. Seguono, nella graduatoria nazionale, Resuttano, sempre in provincia di Caltanissetta, con 3.379 ettari, e Castronovo di Sicilia, nel Palermitano, con 2.514 ettari. Tra i centri siciliani maggiormente interessati dal fenomeno figurano dunque territori di diverse province, dall’Agrigentino al Nisseno fino al Palermitano. Un altro elemento riguarda la dimensione degli eventi: in Sicilia ogni incendio ha interessato mediamente 85,1 ettari, contro una media nazionale di 58,8. Significa che, oltre a registrare il numero più alto di roghi, l’Isola presenta anche una superficie media bruciata per singolo evento superiore a quella italiana.
Bruciati anche 12.786 ettari di aree della Rete Natura 2000
A preoccupare non è soltanto l’estensione delle superfici interessate dagli incendi, ma anche la loro localizzazione. Nel 2026, infatti, le fiamme hanno distrutto in Italia 37.499 ettari appartenenti alla Rete Natura 2000, il sistema europeo di aree protette per la conservazione della biodiversità, circa 12mila ettari in più rispetto al 2025. Di questi, 12.786 ettari si trovano in Sicilia, pari al 18 per cento dell’intera superficie regionale percorsa dal fuoco. Si tratta della quota più consistente in termini assoluti tra le regioni italiane. Un danno che riguarda quindi anche habitat naturali e territori sottoposti a specifiche forme di tutela ambientale.