Striscioni contro l’economia di guerra e il caro-vita, cori di dissenso nei confronti del governo, la musica dei Modena City Ramblers e tanti colori: ha preso il via così, a Palermo, il corteo organizzato per la giornata di sciopero generale contro i rincari del costo della vita e il riarmo. Oltre duemila i manifestanti (un […]
Sciopero generale a Palermo
Sciopero generale a Palermo e Catania: striscioni contro caro-vita e guerra
Striscioni contro l’economia di guerra e il caro-vita, cori di dissenso nei confronti del governo, la musica dei Modena City Ramblers e tanti colori: ha preso il via così, a Palermo, il corteo organizzato per la giornata di sciopero generale contro i rincari del costo della vita e il riarmo. Oltre duemila i manifestanti (un migliaio per la Digos) che si sono radunati in piazza Politeama e che stanno avanzando verso piazza Verdi. L’intenzione è quella di dirigersi verso la zona del porto, teatro nelle scorse settimane della protesta degli autotrasportatori. Il corteo è guidato dal sindacato Usb, che ha proclamato la mobilitazione a livello nazionale. In piazza anche gli studenti (sono diverse le scuole occupate in questi giorni nel capoluogo siciliano) e diverse bandiere di Potere al popolo. Presenti anche alcuni esponenti del Partito democratico «per stare al fianco dei ragazzi, con funzione di vigilanza democratica – spiegano fonti del partito – contro eventuali episodi di repressione». Prevista la presenza Valentina Chinnici, vice segretaria regionale dem, e del responsabile Esteri della segreteria nazionale Giuseppe Provenzano. «Contro guerra e caro vita blocchiamo tutto», si legge sullo striscione Usb in testa al corteo. Oltre 3000 i manifestanti per gli organizzatori (2.500 per la Digos), invece, a Catania, che dal porto hanno sfilato in corteo lungo gli Archi della marina, dirigendosi verso piazza Stesicoro.
La mobilitazione nazionale di Usb
Il corteo è tenuto sotto stretta osservazione da parte degli agenti della questura di Palermo, i carabinieri e i vigili urbani. «Più di cinquanta piazze in Italia stanno scioperando – dice Luigi Del Prete, responsabile Usb Palermo -. Questo è solo l’inizio, ci aspetta un autunno caldo di lotta e di protesta. Oggi portiamo in piazza la lotta dei lavoratori che ogni mattina si alzano e contribuiscono alla ricchezza del Paese. Diciamo con chiarezza che il prezzo di questa crisi non può essere pagato da questi lavoratori e lavoratrici». Per Del Prete «oggi è scesa in piazza la parte sociale del Paese, che solitamente resta nell’ombra, e non la politica. Questo è il vero campo largo – conclude -, formato da coloro che decidono di rinunciare d un giorno di stipendio per dire al governo Meloni che deve andare a casa e per dire a tutti i governi europei di fermare la corsa agli armamenti e di tornare ad investire in scuola e sanità pubblica». In strada anche Ippolita Basile, di Officina del popolo: «La vita è diventata insostenibile e la gente sta male – sottolinea -, per questo c’è voglia di far sentire la propria voce nei confronti di uno Stato che non ci tutela e taglia i fondi a scuola e sanità. Nella nostra attività di ogni giorno vediamo come il caro-vita si ripercuota sulla quotidianità delle persone che frequentano il nostro spazio – conclude -. Siamo stanchi e vogliamo dare voce a questo malcontento esprimendo un’alternativa che, come dimostra la piazza di oggi, è possibile».
Manovra nazionale insufficiente
«La manovra nazionale è totalmente insufficiente perché non è in grado di rispondere alle esigenze di questo Paese e soprattutto di coloro che lavorano ogni mattina». Lo dice Luigi Del Prete, responsabile dell’Unione Sindacale di Base (Usb) di Palermo, commentando lo sciopero generale che vede in piazza nel capoluogo siciliano lavoratori pubblici e privati, studenti e disoccupati. Al centro della protesta, il netto rifiuto delle spese militari a scapito dei servizi essenziali: «Si continua a stanziare ricchezza in armamenti – spiega Del Prete -, mentre l’istruzione pubblica riceve investimenti ridotti. Chiediamo una redistribuzione della ricchezza e che i governi nazionale e regionale cambino le proprie politiche rimettendo al centro istruzione, sanità e trasporto pubblico». Forte denuncia anche sul fronte del lavoro locale e delle infrastrutture: «A Palermo i lavoratori giovani guadagnano 2, 3, 4 euro l’ora con finti contratti part-time o senza contratto – spiega Marco Militello, delegato della federazione del sociale Usb Palermo, evidenziando il legame tra le logiche dell’escalation bellica e la precarietà vissuta quotidianamente. Sul piano regionale, il sindacato lancia un appello al governo dell’Isola, segnalando che «l’80 per cento degli istituti scolastici in Sicilia non è a norma» e contestando i «processi di privatizzazione nella sanità e nei trasporti, oltre a un tasso di disoccupazione che nella regione supera il 30 per cento».