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Palermo e la biosicurezza: in aeroporto parte la sfida alle nuove minacce biologiche

È Palermo la prima città italiana scelta per ospitare il progetto sperimentale Air Borders Biosafety, che mira a creare un modello aeroportuale predittivo di biosicurezza per l’area del Mediterraneo. L’approccio con cui viene affrontata questa speciale ricerca scientifica è il One Health, che considera strettamente connesse la salute umana, quella animale e la tutela dell’ambiente. Applicato alla sicurezza aeroportuale, questo paradigma punta a superare la frammentazione delle competenze. Favorisce lo scambio di informazioni e l’integrazione tra sorveglianza sanitaria, ricerca scientifica e capacità di intervento.

Palermo, l’aeroporto diventa un laboratorio di biosicurezza

A promuovere e rafforzare la collaborazione tra sanità, ricerca, istituzioni civili e militari all’interno dell’aeroporto di Palermo Falcone e Borsellino è la Fondazione Human Biosafety Health Ets. Impegnata nella biosicurezza e nella tutela della salute pubblica, la Fondazione promuove attività di ricerca, formazione specialistica e cooperazione istituzionale nella gestione del rischio biologico. «Abbiamo un comitato scientifico formato da esperti a livello internazionale in materia di biocontenimento e sanità militare. Tra questi figurano anche professionisti dell’Aeronautica – ha precisato a MeridioNews Francesco Bongiorno, presidente della Ets -. Ovviamente, a questo progetto collabora anche il ministero della Salute, cioè il referente istituzionale per la protezione dei confini».

L’iniziativa coinvolge il Comune di Palermo, Gesap, Università di Palermo, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, Arnas Civico e Ordine dei medici di Palermo. Con la delibera del 9 ottobre, la giunta comunale ha autorizzato il sindaco Roberto Lagalla a sottoscrivere la dichiarazione in nome e per conto della città. Il documento favorisce il confronto, la formazione e lo scambio di buone pratiche, senza introdurre nuovi obblighi normativi né comportare spese per il bilancio comunale. Il progetto si inserisce in uno scenario nel quale la mobilità internazionale, i cambiamenti climatici, la diffusione delle zoonosi e l’emergere di nuovi agenti patogeni rendono sempre più importante la preparazione delle infrastrutture strategiche. Il Mediterraneo, per la sua posizione tra Europa, Africa e Medio Oriente e per l’intensità dei collegamenti, costituisce un’area prioritaria per la costruzione di sistemi di prevenzione condivisi.

«Gli aeroporti sono oggi infrastrutture strategiche non solo per la mobilità e lo sviluppo economico, ma anche per la sicurezza sanitaria e la resilienza dei territori – dichiara Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto internazionale di Palermo Falcone e Borsellino -. Questo progetto rafforza il ruolo del nostro scalo quale piattaforma di cooperazione internazionale nel Mediterraneo. Capace di sviluppare soluzioni replicabili negli altri aeroporti, trasformando la sicurezza sanitaria in un fattore strategico di innovazione, competitività e sviluppo».

Il progetto Air Borders Biosafety e la ricerca scientifica

«Ormai gli aeroporti di tutto il mondo sono soggetti a pressioni internazionali di persone che in tempi brevissimi possono arrivare da zone endemiche – sottolinea ancora il presidente Bongiorno -. Di recente, il ministero della Salute ha lanciato un allarme per l’epidemia di ebola in Congo. Infatti l’aeroporto deve essere pronto ad individuare in tempo eventuali contatti». Eppure, generalmente a scatenare problematiche importanti sono le malattie meno conosciute ed è proprio su questo fronte che la Fondazione ha deciso di agire. «La spinta per avviare questo progetto è arrivata a luglio di quest’anno. Perché nello scalo di Francoforte tre operatori aeroportuali sono morti per malaria pur non essendo mai andati in Africa. Probabilmente, la zanzara è arrivata in Germania con i bagagli. Ma il rischio non è soltanto virale o batterico, perché può arrivare anche da altre sostanze di origine vegetale o animale, come sementi, funghi e spore».

Nel documento programmatico firmato da tutti sono previste diverse attività di formazione che saranno erogate dalla Fondazione direttamente in aeroporto, con la partecipazione del Ministero della Salute. L’Istituto Zooprofilattico di Palermo si occuperà invece delle trappole per i vettori. Si prevede anche di avviare un’analisi dei reflui per verificare, attraverso il campionamento, se sia arrivato qualche nuovo ceppo virale o batterico. «Questo anche perché il 75 per cento delle cosiddette malattie emergenti è di natura zoonotica. Si tratta di patologie che possono svilupparsi in seguito allo spillover, cioè il salto di specie» precisa a MeridioNews Antonio Cascio, professore di Malattie infettive dell’Università di Palermo chiarendo che questo processo avviene principalmente perché l’uomo si avvicina troppo agli animali in maniera innaturale. Ad esempio andando a dormire all’interno di una grotta abitata da pipistrelli.

«È emblematico in questo senso quello che è successo a Wuhan con il Covid, a causa di un mercato in cui erano presenti tanti animali vivi di specie diverse, messi gli uni accanto agli altri in maniera artificiosa – riferisce ancora il professore Cascio -. Per non parlare dell’importazione illegale di animali esotici. Il salto di specie, tuttavia, può verificarsi anche indipendentemente dall’intervento umano. Oggigiorno la ricerca scientifica e le tecniche più moderne hanno permesso di mettere in evidenza meglio queste correlazioni, i passaggi e i salti di specie. Ma queste, da noi, risultano essere patologie esotiche e, per essere riconosciute e individuate, devono essere attentamente studiate».


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