«Un’azione semplice, ma assolutamente controtendenza». Togliere cemento e piantare alberi, arbusti e piante aromatiche. È una piccola rivoluzione culturale di grande impatto quella che il gruppo Stalker ha messo in moto a Gibellina. La cittadina in provincia di Trapani, distrutta da un devastante terremoto nel 1968, che quest’anno è Capitale italiana dell’arte contemporanea. Quello che […]
A Gibellina la rigenerazione passa dal togliere il cemento: «Da luoghi estranei a spazi di comunità»
«Un’azione semplice, ma assolutamente controtendenza». Togliere cemento e piantare alberi, arbusti e piante aromatiche. È una piccola rivoluzione culturale di grande impatto quella che il gruppo Stalker ha messo in moto a Gibellina. La cittadina in provincia di Trapani, distrutta da un devastante terremoto nel 1968, che quest’anno è Capitale italiana dell’arte contemporanea. Quello che dal collettivo è stato definito «un intervento minimo», è stata in realtà un’azione di riappropriazione collettiva a cui hanno partecipato una novantina di persone, tra bambini dell’istituto comprensivo e cittadini adulti. Ed è solo il primo passo di un percorso di rinverdimento di Gibellina cominciato con l’esperienza della residenza artistica di Lorenzo Romito e Giulia Fiocca del gruppo Stalker.
Il gruppo Stalker
Soggetto collettivo nato nel 1995, Stalker compie ricerche e azioni su diversi territori in Italia con particolare attenzione alle realtà di margine, in abbandono o in trasformazione, chiamati territori attuali. Pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali e di progettazione collaborativa sono gli strumenti per «attivare un’interazione creativa con l’ambiente, con gli abitanti, con gli immaginari e con gli archivi della memoria». Tutto questo a Gibellina ha trasformato «un luogo estraneo in uno spazio di comunità». Una comunità che ora guarda già oltre.
La «rigenerazione civica» di Gibellina
Dal rosmarino all’erica, dalla santolina al timo e dal camedrio alla cassia. Sono i circa 120 cespugli di erbe aromatiche piantate lungo le sponde del lago Ungers. Nato per raccogliere le acque piovane all’interno del piano urbanistico dell’architetto Oswald Mathias Ungers, è rimasto finora un’opera estranea ai gibellinesi. A creare un senso di appartenenza hanno iniziato le assemblee organizzate dagli attivisti del gruppo Stalker nei due mesi e mezzo di residenza artistica a Gibellina. «Per scegliere le piante e fare diventare quel luogo un ecosistema naturale oggetto di rigenerazione civica della città – spiegano a MeridioNews – abbiamo chiesto la consulenza dell’agronomo Leonardo Scuderi. Per renderlo poi davvero accessibile a tutti – aggiungono – abbiamo anche realizzato due rampe di accesso adatte anche alle persone disabili».
La creazione di un «ecosistema naturale»
Un primo momento di restituzione della residenza artistica del gruppo Stalker – inserita all’interno del programma di Gibellina Capitale dell’arte contemporanea – che apre già anche altre strade. «Il primo intervento – raccontano – è stato togliere il cemento della pavimentazione sulla sponda del bacino per fare spazio agli alberi di carrubo». Adesso, si guarda già a una seconda fase del progetto di rigenerazione «che – anticipano – interessa la collina tra il lago e la chiesa di San Giuseppe». Un’area attualmente incolta dove il 23 ottobre saranno piantati degli alberi. «Soprattutto querce e cespugli per ricreare un piccolo bosco, con l’obiettivo di realizzare anche un sentiero pedonale. Una zona che i gibellinesi – concludono da Stalker – devono tornare a far vivere creando un ecosistema naturale in grado di accogliere anche specie di uccelli sia migratori che stanziali».
