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La Vardera, la guerra dentro il centrosinistra: dal caso Agrigento all’ultimatum di Faraone


Il teatrino della politica siciliana ha trovato il suo nuovo copione, e a recitarlo con la consueta dose di enfasi catodica è Ismaele La Vardera. Il leader del movimento ControCorrente è riuscito nell’impresa di trasformare un caso amministrativo periferico in una crisi esistenziale del centrosinistra, urlando a gran voce al complotto ordito nientemeno che dal Partito Democratico.

L’affaire Agrigento

Al centro della tensione c’è la defenestrazione, consumata a suon di video social, del vicesindaco di Agrigento, Giovanni Crosta, reo di aver ereditato dal padre una casa gravata da difformità edilizie e in attesa di sanatoria. Un cortocircuito che ha spinto La Vardera a invocare la purezza assoluta del proprio progetto politico, brandendo il siluramento come prova provata che ControCorrente rappresenterebbe l’unica via di salvezza. Peccato che nel farlo si sia scontrato non solo con il sindaco agrigentino Michele Sodano, reo di avere difeso inizialmente il suo vice, ma anche con la realtà dei fatti amministrativi e con il fuoco incrociato degli alleati.

La metamorfosi dimenticata: quando il giornalista attacca la stampa

Nel delirio della narrazione vittimistica, La Vardera non ha risparmiato attacchi frontali ai titoli della stampa locale e regionale, colpevoli a suo dire di infierire e di imbastire manovre oscure. Il deputato regionale si è scagliato in particolare contro il quotidiano La Repubblica, criticando la mancata pubblicazione di una sua missiva di replica a un articolo. Un cortocircuito che appare singolare, considerando il percorso di La Vardera, passato dal giornalismo alle istituzioni e oggi alla politica. Le sue prese di posizione nei confronti della stampa hanno però aperto un confronto sul ruolo dei giornali e sui toni con cui affrontare le critiche.

L’ultimatum di Italia Viva: Davide Faraone smonta la torre d’avorio

A rimettere la chiesa al centro del villaggio, smontando la torre d’avorio del deputato regionale, ci ha pensato Davide Faraone di Italia Viva, che ha rotto gli indugi con un vero e proprio ultimatum condito da parole al curaro: «Si deve dare una calmata», tuona il renziano, evidenziando l’insostenibilità di un atteggiamento politico basato sul tiro al bersaglio contro gli alleati del presunto campo largo, visti sistematicamente come nemici o cospiratori. Faraone non usa giri di parole, ricordando che di questo passo La Vardera rischia di fare una coalizione unicamente con se stesso, e bolla come inaccettabile la pretesa di distribuire patenti di moralità o di appartenenza progressista a intermittenza, invitandolo semmai a misurarsi apertamente nelle primarie anziché sparare contro chiunque non si allinei al verbo di ControCorrente.

La Sicilia dei veti incrociati: la crisi senza fine del centrosinistra

La verità che emerge da questa querelle agrigentino-regionale è lo specchio di un centrosinistra cronicamente afono e rissoso, dove la ricerca della coerenza etica si trasforma spesso in un esercizio di purismo autoreferenziale. La Vardera può continuare a raccontarsi l’utopia di essere l’ultimo baluardo della Sicilia che verrà, ma la realtà dei fatti restituisce l’immagine di un leader che, tra veti incrociati, scontri con i sindaci della sua stessa scuderia e polemiche scomposte contro i giornalisti e gli alleati, rischia di isolare politicamente il suo movimento prima ancora di riuscire a incidere davvero sul futuro dell’Isola.


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