I dirigenti regionali replicano al Governo regionale Propongono prepensionamenti e fuoriuscite concordate

Il Governo regionale li vuole decimare e, soprattutto, gli vorrebbe ridurre le retribuzioni. Ma loro, i dirigenti regionali, raccolti sotto le bandiere della Dirsi (il sindacato dei dirigenti regionali) non ci stanno. E ieri, nel corso di una conferenza stampa celebrata a Palermo, hanno illustrato un pacchetto di proposte. 

Dovrebbero essere le controproposte. Ma non è così, visto che il Governo regionale di Rosario Crocetta ha solo annunciato i tagli per i dirigenti, dal momento che, ancora oggi, non c’è il disegno di legge su Bilancio e Finanziaria 2015.     

«Nell’ultimo periodo – hanno detto i dirigenti regionali della Dirsi – la nostra categoria è stata troppe volte oggetto di pesanti accuse e ingiuste affermazioni da parte degli organi di stampa, sollecitati spesso da fonti governative non suffragate da fatti e circostanze corrispondenti alla realtà. Quanto più volte sottolineato riguardo al fatto che i Regionali, e soprattutto i Dirigenti Regionali, sono troppi, è una falsa verità: le dotazioni organiche previste per legge regionale sono ben al disopra degli effettivi impiegati (circa il 30% in meno per la Dirigenza ed il 20% per il comparto); ma l’errore più grossolano che si compie è quello di costruire un apparato amministrativo sui numeri e non sui servizi che l’Amministrazione deve erogare ai cittadini».

I dirigenti chiedono che venga avviato uno studio dettagliato delle funzioni che devono svolgere tutti i rami dell’Amministrazione, con la conseguente definizione delle piante organiche di tutti gli uffici regionali. «A questo punto – precisano – si potrà ridefinire la dotazione organica della Regione siciliana ed attivare quindi quelle procedure di sfoltimento secondo due percorsi:

1) forme di pensionamento con i requisiti della normativa pre-Fornero per il quadriennio 2015-2018 per l’Amministrazione regionale e per gli enti di cui all’art. 1 della l. r. n. 10/2000; (si potrebbe prevedere per la dirigenza la fuoriuscita entro il 31 dicembre 2018 di circa n. 540 dirigenti, per il personale del comparto non dirigenziale di oltre 2.000 unità);

2) favorire la fuoriuscita del personale con il ricorso all’istituto dell’esonero dal servizio per i dipendenti della Regione e degli enti vicini al collocamento a riposo, con decurtazione del trattamento stipendiale in godimento, recependo a livello regionale la normativa già in vigore nell’Amministrazione statale».

Questo processo di sfoltimento si dovrebbe concludere nel 2018. Per arrivare a «un apparato amministrativo organizzato per rispondere alle esigenze della collettività e dei servizi che dovranno essere erogati».

«Altro passaggio della nostra proposta di riforma riguarda la riorganizzazione della dirigenza facendo cessare l’antistorica ripartizione nelle tre fasce, superata anche dalla Riforma Renzi che abolisce a livello statale le due fasce dirigenziali e introduce un’unica fascia, equiparando i dirigenti statali a quelli delle Regioni e degli Enti locali, definendo quindi una unica fascia dirigenziale ove far confluire i dirigenti della Regione, rivisitando il ruolo unico con unica qualifica, atteso che nell’Amministrazione regionale sia la prima fascia (è presente soltanto un dirigente che rientrerà nella categoria dei pensionabili) che la seconda (n.33 dirigenti) si sono notevolmente ridimensionate e che la fascia a maggiore densità numerica è la terza (n.1712)».

In questo caso i dirigenti regionali mettono le mani avanti. Perché il Tribunale amministrativo regionale (Tar) della Sicilia ha sottolineato che i dirigenti regionali di terza fascia – che sono la stragrande maggioranza – non possono accedere alla prima fascia. Piaccia o no, ma secondo quanto stabilito dai giudici amministrativi, quasi tutti gli attuali dirigenti generali della Regione sarebbero illegittimi. Si può contestare quanto si vuole questa tesi, sostituendo Socrate e la sua cicuta con un’aspirina, ma il pronunciamento del Tar c’è e non dovrebbe essere ignorato o, peggio, aggirato con una legge.    

«Occorre ricordare che tutti i dirigenti regionali sono stati assunti con concorsi specifici, banditi nel corso degli anni con apposite leggi, in cui la specificità di dirigente regionale amministrativo o tecnico era individuata nella collocazione nel livello apicale», hanno sottolineato ieri i dirigenti della Dirsi. 

In effetti, ci sono dirigenti regionali di terza fascia – rimasti tali – che hanno veramente superato un vero concorso per dirigenti. Ma sono pochi. Mentre ci sono dirigenti generali attualmente in carica transitati nei piani alti della Regione da uffici periferici piuttosto scogniti. Per questi per per tanti altri sarebbe interessante conoscere a «quali concorsi specifici, banditi nel corso degli anni» avrebbero partecipato e vinto. 


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