Piazza pulita contro il clan dell’ex calciatore La Torre Nel mirino moglie e figli. Trovata una pistola dorata

Ventitré persone sottoposte a misura cautelare in carcere e due, Giuseppe Giuffrida e Ernesto Gabriele Fuselli, finiti agli arresti domiciliari. Sono i numeri finali dell’operazione antimafia Piazza pulitaportata a termine giovedì mattina e svelata in anteprima da MeridioNews, dagli agenti della squadra mobile di Catania. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori lo smercio di droga nell’area di piazza Caduti del Mare, all’interno del quartiere San Cristoforo. La zona del tondicello per anni sarebbe stata in mano a Nunzio La Torre. L’ex centrocampista offensivo del Calcio Catania, con una stagione da giovanissimo in serie A tra le file del Cagliari, è il nome di spicco dell’indagine.

Accusato di associazione mafiosa con un ruolo di rilievo, La Torre, secondo gli inquirenti avrebbe gestito un pezzo di città per conto del clan Cappello-Bonaccorsi. Affari a cinque zeri, fino a ottomila euro al giorno, con parte dei proventi, in misura variabile dal 50 al 52 per cento degli incassi, destinati al mantenimento di alcuni boss detenuti in carcere, tra loro il padrino Concetto Bonaccorsi, poi diventato collaboratore di giustizia insieme al figlio Salvatore. «Questa è un’inchiesta molto importante – spiega il procuratore capo Carmelo Zuccaro durante la conferenza stampa – perché abbiamo colpito un’organizzazione specializzata nel traffico di droga in una zona della città molto sensibile».

L’attività di spaccio sarebbe stata agevolata anche dalla copertura garantita da due attività commerciale: il centro scommesse RedStore, di Michael Mirko Lazzara, e il chiosco Belvedere al civico 20 di via della Concordia. Quest’ultimo di proprietà della famiglia La Torre da qualche giorno, è chiuso dopo il sequestro da parte delle forze dell’ordine. Nel retrobottega, secondo quanto emerso durante l’inchiesta, il gruppo avrebbe nascosto la cocaina. I tavoli del chiosco, invece, spesso veniva utilizzati dai clienti per sniffare la polvere bianca.

«Gli indagati hanno mostrato una spiccata attività di resistenza al lavoro della polizia», prosegue Zuccaro. Il riferimento del procuratore è a quanto avvenuto nelle scorse settimane. Quando si è registrata una violenta aggressione nei confronti degli agenti da parte di circa venti persone. Scese in strada in massa per evitare l’arresto di un pusher. Il capo della rivolta, poi identificato in Sebastiano La Torre – figlio dell’ex centrocampista – dovrà rispondere dell’accusa di tentato omicidio oltre a quello di essere l’organizzatore degli spacciatori all’interno della piazza di spaccio. «Davanti a una situazione del genere si è agito in maniera pronta ed efficace», conclude il procuratore. Tra gli altri identificati come partecipi all’aggressione ci sono la moglie di La Torre, Rosaria Di Domenico, Nicolò Zagame e la sorella del pusher che era finito nel mirino, Maria Grillo. Quest’ultima a casa aveva un mitragliatore kalashnikov in legno tempestato di brillanti.

«Lo spaccio avveniva secondo il classico schema della doppia turnazione – spiega il primo dirigente della squadra mobile Marco Basile – Si trattava di supermercato aperto praticamente 24 ore su 24. Nell’area del chiosco si spacciava cocaina mentre la zona del centro scommesse era riservata alla vendita di marijuana». A casa di Nunzio La Torre gli investigatori hanno trovato il classico arredamento stile Gomorra: cavalli, cornici e addirittura una pistola dorata con tanto di brillanti.  


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