Ex Province, le elezioni si terranno il 30 giugno Voteranno solo i sindaci e i consiglieri in carica

La fine del commissariamento per le ex Province è stata definita. Il 30 giugno si voterà per eleggere i presidenti e i consigli dei sei Liberi consorzi e i consigli metropolitani di Palermo, Catania e Messina. Prevista anche l’elezione del consiglio consortile. 

Si tratterà di un voto di secondo livello, quindi a prendere parte potranno essere soltanto chi attualmente è sindaco o consigliere nei Comuni che fanno parte della Città metropolitana o Libero consorzio. Per le candidature ci sarà tempo fino a inizio giugno. La presentazione è prevista dal 9 al 10 di quel mese. Le urne, invece, si apriranno alle ore 7 del 30 giugno e si chiuderanno alle 22. Lo spoglio partirà l’indomani alle 8.

Quello del futuro dell’ex Province è un tema che negli ultimi anni è stato più volte al centro dell’attenzione della politica regionale, registrando accelerazioni e intoppi. La riforma è stata una delle scommesse su cui ha più puntato l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta dall’inizio del suo governo, senza però ottenere risultati concreti. Nella visione dell’allora governatore i confini degli enti di area vasta si sarebbero potuti modificare, non ricalcando automaticamente quelli delle ex Province – furono gli anni in cui si immaginarono più Liberi consorzi all’interno dello stesso distretto provinciale e dove in alcuni paesi, come Gela e Niscemi, si svolsero i referendum popolari per l’adesione alla Città metropolitana di Catania anziché al Libero consorzio di Caltanissetta -, ma si sarebbe anche potuto scegliere, a differenza della legge Delrio, una guida diversa dai sindaci dei capoluoghi per le Città metropolitane. 

A fine quinquennio, ovvero a conclusione del 2017, l’Ars approvò una norma che addirittura prevedeva un ritorno al passato, ovvero la possibilità che a eleggere gli organi politici delle ex Province fossero tutti gli elettori e non più i rappresentanti eletti nei singoli Comuni. La norma prevedeva anche la reintroduzione del gettone di presenza. Tutto però venne stoppato dalla Corte costituzionale.


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