Europee: tanti aspiranti ma pochi posti in Forza Italia L’Udc cerca spazio a scapito di Tantillo e dei catanesi

C’è un tavolo per otto, prenotato per domani in un noto locale di Palermo, vicino Ballarò. A pranzare insieme saranno il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, l’ex senatore Giovanni Pistorio, gli assessori regionali Alberto Pierobon e Mimmo Turano e i deputati del gruppo parlamentare dello scudocrociato all’Ars, Eleonora Lo Curto, Giovanni Bulla, Margherita La Rocca Ruvolo e Vincenzo Figuccia.

Alle 17.30, Cesa prenderà parte a un evento di partito al Don Orione di Palermo e incontrerà la stampa «per fare il punto – si legge in una nota – sulle prossime elezioni europee e sull’esperienza nel governo Musumeci». Ma l’arrivo del segretario nazionale Udc nell’Isola è previsto già per le 11 del mattino. I ben informati raccontano di una serie di incontri già fissati nell’arco della giornata. Il tema, ancora una volta, resta la composizione delle liste in vista delle elezioni europee. Otto, in tutto, i candidati per ciascuna lista. E l’Udc, com’è noto, piazzerà i suoi uomini nelle liste di Forza Italia. Degli otto nomi che alla fine comporranno l’elenco elettorale, certamente due sono già occupati: il capolista Silvio Berlusconi e l’uscente Salvatore Cicu. E poi c’è la norma sull’alternanza di genere che prevede che almeno il 40 per cento della lista sia composto da candidati di sesso opposto rispetto al restante 60 per cento. In soldoni, almeno tre dovranno essere le donne.

Restano tre posti. Ed è evidente la ragione per cui a molti siano saltati i nervi davanti alla benedizione di Micciché alla candidatura di Giulio Tantillo, sabato scorso al teatro Savio di Palermo. Dunque, i posti a questo punto sono sono due. E due sono i centristi che se li contendono, entrambi palermitani: da una parte Saverio Romano (forte delle relazioni consolidate che a livello nazionale intrattiene coi vertici di Forza Italia), dall’altra Vincenzo Figuccia. E i catanesi? E l’uscente Giovanni La Via? E Basilio Catanoso (che vanta l’endorsement di peso del sindaco di Catania, Salvo Pogliese)?

Tutte incognite che di certo non rasserenano il clima nel centrodestra, con l’aggravante dei rapporti tutt’altro che sereni tra Vincenzo Figuccia e Gianfranco Micciché. È così che, a sorpresa per tutti gli attori della partita, Figuccia oggi stempera i toni e apre (con riserva) al primo inquilino dell’Assemblea Regionale. «Noi moderati dell’Udc – dice – guardiamo con interesse ai ragionamenti di Miccichè che, nelle ultime ore, ha dichiarato di voler aprire un fronte comune contro il populismo, mettendo dentro il Pd».

«A quale parte del Pd – si chiede Figuccia – si riferisce il coordinatore regionale di Forza Italia? Forse, a quella frangia targata Fedeli & co., ultra progressista, laicista e lobbista che ha distrutto il paese? O a quella minoranza che, negli anni, ha mantenuto fede alla radice sturziana e ai valori della solidarietà, della famiglia, della società sana e del lavoro? In quest’ultima ipotesi – aggiunge – senza fusioni a caldo, chi vuole abbandonare quel simbolo sarà ben accetto nella nostra casa». Sommovimenti che confermano i mal di pancia delle scorse settimane. E che hanno reso necessaria la presenza di Cesa in Sicilia. Se poi il segretario nazionale riuscirà a trovare la sintesi tra le diverse posizioni è presto per dirlo. Di certo, la coperta è troppo corta. E a restare scontenti saranno in molti.


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