Librino, forze dell’ordine abusive rischiano lo sfratto Un inquilino: «Dalla Regione non riceviamo risposte»

La Regione non paga all’azienda costruttrice l’ultima rata, da circa 450mila euro, di un palazzo e ne perde la proprietà che torna alla ditta che l’ha edificato. «Il paradosso è che adesso le 25 famiglie che sono rimaste ad abitare in quegli appartamenti non possono avere una situazione regolare perché non sanno a chi pagare l’affitto», spiega a MeridioNews Dario Gulisano del Sunia, il sindacato che si occupa di edilizia convenzionata ed emergenza casa. Una situazione ancora più assurda se si considera che gli inquilini del civico 3 di viale Bummacaro, abusivi loro malgrado, sono tutti appartenenti alle forze dell’ordine in attività o in pensione. Il palazzo nel quartiere periferico di Librino, infatti, è stato costruito nel 1985 con lo stanziamento di un fondo di cento miliardi di lire (cinquecento milioni di euro) nell’ambito di una legge per la costruzione di immobili da edificare in luoghi strategici e da assegnare alle forze dell’ordine impegnate nella lotta contro la mafia. 

«Abbiamo accettato, oramai circa 30 anni fa, di abitare in questo quartiere complesso – racconta uno degli inquilini assegnatari – ma non possiamo più convivere con il disagio di non essere in regola, di non sapere a chi pagare l’affitto e di sentire sulla testa il peso della spada di Damocle di essere costretti ad andarcene da un momento all’altro». Trentaquattro anni fa è la Regione Sicilia a commissionare alla ditta Fasano costruzioni srl la realizzazione di 60 appartamenti, 60 cantine e 60 garage, che vengono acquistati e assegnati, nel 1988, a carabinieri, poliziotti e finanzieri. La controversia nasce nel 2010 quando la ditta cita in giudizio la Regione chiedendo la risoluzione del contratto e la restituzione dell’immobile. 

Il motivo è il mancato pagamento dell’ultima rata di 445.749,30 euro (circa il 15 per cento dell’importo totale). Tramite l’avvocatura di Stato, la Regione si difende sostenendo di non avere saldato perché ci sarebbero state delle inadempienze contrattuali da parte della ditta. Nello specifico, si parla della mancata redazione del regolamento condominiale e delle tabelle millesimali, dell’assenza di un certificato che attestasse l’inesistenza di ipoteche e il mancato completamento dell’impianto elettrico, di quello antincendio e delle cassette elettriche. La tesi difensiva della Regione viene però smontata dall’avvocato della Fasano costruzioni e il giudice riconosce l’inconsistenza o il carattere accessorio degli elementi. «Nei quasi tre anni trascorsi dall’inizio del procedimento alla sentenza, nessun assegnatario – dicono dal Sunia – è stato informato dell’azione legale in corso. La Regione per più di un anno, dal febbraio del 2013 all’aprile del 2014 quando viene intimato lo sfratto, ha continuato a ricevere gli affitti. Addirittura alcuni inquilini hanno continuato a pagare fino a febbraio del 2015». 

La Regione viene condannata alla restituzione dell’immobile (che ha un valore di circa tre milioni di euro) e al pagamento di un milione e 600mila euro per lucro mancato. «Se la Fasano avesse potuto gestire gli immobili, dall’affitto avrebbe guadagnato. Inoltre, il giudice ha inserito anche altri 18mila euro di penale, per ogni mese di ritardo nella restituzione dell’immobile», precisano dal sindacato. Allo stato attuale, la Regione ha consegnato solo una parte dei locali alla ditta, cioè quelli non assegnati e non abitati e anche quelli che, nel frattempo, sono stati abbandonati da alcune famiglie. «Adesso la situazione è in stallo e, negli ultimi anni, non è cambiato nulla – lamenta uno degli inquilini rimasti a vivere in via Bummacaro – Abbiamo chiesto di incontrare l’assessore regionale Gaetano Armao ma non abbiamo mai ricevuto risposte dalla Regione che è l’unico ente con cui dovremmo interloquire per provare a risolvere la questione. Loro ci hanno messo qui, hanno creato il problema e ora devono risolverlo». Abbiamo provato a contattare l’assessore all’Economia Gaetano Armao ma senza successo. 


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