Ars, domani tornano le trivelle Ancora incerta la presenza di Crocetta

Non ha ancora confermato la sua presenza in Aula, domani pomeriggio, il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. All’ordine del giorno della seduta ancora le trivelle in agguato nel Canale di Sicilia e l’accordo siglato dal governatore con l’Eni e con Assomineraria 

Come si ricorderà, l’argomento era già arrivato a Sala d’Ercole la scorsa settimana. Ma, Crocetta aveva disertato l’Aula, mandando al suo posto l’assessore alla Formazione Mariella Lo Bello, vice presidente della Regione. 

Una assenza che aveva fatto infuriare le opposizioni visto che a firmare le intese con le compagnie petrolifere è stato Crocetta in persona. Alla fine della seduta, quindi, si era deciso di rinviare a domani. Si presenterà il Presidente della Regione davanti ai deputati del Parlamento siciliano? 

Ancora non si sa. Il calendario dei lavori sarà definito domani, a mezzogiorno, dalla conferenza dei capi gruppo sulla base della disponibilità di Crocetta. 

Intanto oggi, proprio su questi accordi è arrivato l’ennesimo siluro dei No Triv. Che, non solo contestano la legittimità di un accordo firmato alle spalle dell’Ars, ma tirano in ballo anche la normativa europea sulla libera concorrenza. Secondo il Movimento (e non solo), l’intesa favorisce in maniera spudorata l’Eni e l’Ue non ammette privilegi di questo tipo. 

Va da sé che se pure Crocetta riuscirà a convincere i deputati, l’Unione europea difficilmente si farà prendere in giro su temi come questi. 

L’altro argomento che dovrebbe essere discusso domani è la mozione di censura nei confronti del segretario generale della Presidenza della Regione siciliana, Patrizia Monterosso. Una mozione targata 5 Stelle e firmata anche deputato Mps Giovanni Greco ne chiede la rimozione, sia sulla base della condanna per danno erariale inflitta alla Monterosso dalla Corte dei Conti, sia su un’altra indagine avviata in precedenza dai magistrati contabili sulle nomine dei dirigenti esterni alla Regione, «fatte senza prima aver verificato se tali posti potessero essere occupati dal personale interno alla stessa amministrazione».

Bisognerà vedere se i partiti, Pd in primis, continueranno a rinviare il voto sulla sua ammissibilità pur di preservare la potente segretaria generale. 

Dalle dichiarazioni della settimana scorsa, sembrerebbe questo l’atteggiamento. Antonello Cracolici, ex capogruppo del Pd, ad esempio, ha addirittura paventato il rischio di creare «un precedente pericolosissimo». Ma per chi? 

Tra l’altro, un precedente c’è già. Correva l’anno 2005, quando Francesco Forgione, che attualmente guida la Fondazione Federico II, ma che allora era un deputato di Rifondazione Comunista, insieme con altri colleghi di centrosinistra, firmava una mozione che chiedeva la rimozione non di un singolo, ma di tutti i dirigenti generali nominati dall’allora Governatore, Salvatore Cuffaro. 

Allora né la conferenza dei capigruppo, né l’Aula ritennero inammissibile quell’atto. Che poi non fu messo al voto per altre vicende politiche (tra cui la sfiducia a Cuffaro e poi lo scioglimento della legislatura).Un comportamento logico alla luce di due considerazioni. 

La prima riguarda la legge che nel 2001 ha introdotto l’elezione diretta del Presidente della Regione. Una legge che ha ridimensionato i poteri del Parlamento siciliano, ma di certo non ha intaccato il suo potere di vigilanza.

E poi ancora le legge Bassanini che assegna le responsabilità della gestione di spesa ai burocrati, che non possono certo esimersi dalla vigilanza del Parlamento.

Leggi e considerazioni che, però, per il Pd e per lo stesso Crocetta, hanno spesso un valore relativo. 


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Il calendario dei lavori sarà definito domani, a mezzogiorno, dalla conferenza dei capi gruppo sulla base della disponibilità del Presidente della Regione. Incerta anche la mozione di censura nei confronti di Patrizia Monterosso. Che il Pd sembra intenzionato a difendere paventando «rischi di creare pericolosi precedenti». Pericolosi per chi? 

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