Confermate le tre condanne inflitte in primo grado per l’estorsione aggravata dal metodo mafioso che sarebbe stata commessa a Canicattì, nell’Agrigentino, per impedire l’apertura di un’officina concorrente. È la richiesta del procuratore generale nel processo di appello a carico di Antonio Maira, 76 anni, ritenuto una figura di spicco della Stidda, del nipote Antonio La […]
Tribunale di Agrigento
Mafia: minacce a imprenditore agrigentino, chiesta conferma tre condanne
Confermate le tre condanne inflitte in primo grado per l’estorsione aggravata dal metodo mafioso che sarebbe stata commessa a Canicattì, nell’Agrigentino, per impedire l’apertura di un’officina concorrente. È la richiesta del procuratore generale nel processo di appello a carico di Antonio Maira, 76 anni, ritenuto una figura di spicco della Stidda, del nipote Antonio La Marca, 36 anni, e di Giovanni Turco, 26 anni. Il tribunale aveva condannato Maira a 7 anni e 3 mesi di reclusione e gli altri due imputati a 4 anni e 8 mesi ciascuno.
«Chi gli toglie il pane a mio nipote io gli tolgo la vita», è una delle minacce che Maira avrebbe rivolto alla proprietaria di un magazzino per convincerla a non affittarlo a chi intendeva avviare un’attività di autoriparazioni, potenzialmente concorrente con quella del nipote. Turco, secondo l’accusa, lo avrebbe accompagnato durante l’incontro. Le indagini della polizia erano partite dall’incendio della saracinesca dell’immobile. Maira, già condannato negli anni Ottanta a 22 anni per associazione mafiosa, ha riportato anche una condanna definitiva a 7 anni per usura aggravata e tentata estorsione aggravata nell’inchiesta Cappio. Le difese contestano l’esistenza dell’estorsione e chiedono l’assoluzione. Il processo riprenderà il 22 dicembre per le discussioni degli avvocati.