Un ricorso contro la nuova legge elettorale presentato in 26 città italiane: anche a Catania, lunedì 26 ottobre alle 12 in piazza Verga, davanti al tribunale. Dove, oltre al deposito dell’atto, è previsto un momento pubblico organizzato dalla Rete per un Voto Libero e Uguale e da Avvocatura Etnea per la Democrazia per spiegare i […]
Nuova legge elettorale, ricorso presentato lunedì in 26 città italiane: c’è anche Catania
Un ricorso contro la nuova legge elettorale presentato in 26 città italiane: anche a Catania, lunedì 26 ottobre alle 12 in piazza Verga, davanti al tribunale. Dove, oltre al deposito dell’atto, è previsto un momento pubblico organizzato dalla Rete per un Voto Libero e Uguale e da Avvocatura Etnea per la Democrazia per spiegare i motivi dell’azione. «Con il ricorso si intende sollecitare l’intervento della Corte Costituzionale – spiega Franco Faro, avvocato -. Affinché dichiari l‘incostituzionalità della recente legge elettorale approvata a maggioranza dal Parlamento».
I motivi della denuncia: le premialità discusse
Secondo i proponenti, la nuova legge elettorale avrebbe diversi profili di contrasto con la Costituzione. Innanzitutto «l’abnorme premio di governabilità, in relazione alla sproporzione tra voti e seggi assegnati», spiegano. A una coalizione basterà superare di poco il 40 per cento per ottenere il 55 per cento dei seggi. E, sempre in tema di premialità, si segnala anche l’attribuzione su base nazionale e non più regionale in Senato. Alla base, inoltre, viene contestato l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio. «Trasformando con legge ordinaria invece che con legge costituzionale, il nostro ordinamento da repubblica parlamentare in repubblica presidenziale», spiegano da Rete e comitato.
I dubbi sulla rappresentanza dei cittadini
Alcuni passaggi della nuova legge elettorale, inoltre, rischierebbero di minare la rappresentanza dei cittadini. A partire dall’«aumento abnorme del numero di sottoscrizioni richieste per consentire alle formazioni politiche non presenti in Parlamento di concorrere alle elezioni». C’è poi «la soppressione del limite di genere per i capilista e la disciplina della tripla preferenza», che rischierebbero di far fare un passo indietro alle numerose norme sulla rappresentanza femminile in politica. Discussi anche «i capilista bloccati e il regime delle pluricandidature – spiegano de Rete e comitato -. Per cui la stragrande maggioranza dei parlamentari saranno scelti dalle segreterie dei partiti e non dai cittadini».