L’ultima seduta dell’Ars sulla cosiddetta manovrina ha fotografato in modo impietoso i rapporti di forza a Palazzo dei Normanni. Un teatrino politico in cui la sostanza contabile dell’atto economico è quasi passata quasi in secondo piano. Da una parte della barricata si è vista una maggioranza di centrodestra compatta nella ricerca del risultato. Non solo […]
Ars, La Vardera guida le opposizioni fuori dall’aula: ma la manovrina passa
L’ultima seduta dell’Ars sulla cosiddetta manovrina ha fotografato in modo impietoso i rapporti di forza a Palazzo dei Normanni. Un teatrino politico in cui la sostanza contabile dell’atto economico è quasi passata quasi in secondo piano. Da una parte della barricata si è vista una maggioranza di centrodestra compatta nella ricerca del risultato. Non solo la semplice quadratura dei conti di fine esercizio, ma nel blindare il presidente Renato Schifani, con un attestato di legittimazione politica forte e inequivocabile. In cui si inserisce ormai, senza timidezza e nonostante i diversi annunci, la compagine di Sud chiama Nord.
La scelta di Sud chiama Nord
L’evoluzione – o deviazione, a seconda dei punti di vista – del movimento di Cateno De Luca è ormai compiuta. In soffitta vanno i toni barricaderi degli esordi e l’ormai superato posizionamento d’opposizione. La convergenza maturata sugli assi nazionali con la premier Giorgia Meloni – con il prestito di due deputati a Roma – si è tradotta a Palermo in un voto integrato nella maggioranza di Schifani.
L’opposizione frammentata e l’ascesa di La Vardera
Dall’altro lato della barricata, lo scenario offerto dalle opposizioni è stato l’esatto un’opposta frammentazione. Incapaci di trovare una sintesi strategica sulle singole misure, le minoranze si sono presentate scomposte. E schiacciate da una tentazione populista di ritorno che, però, non produce sostanza politica. In questo deserto di idee e di coesione, ad aver dettato la linea è stato Ismaele La Vardera. Con una condotta aggressiva e senza mediazioni, il fondatore di Controcorrente si è, di fatto, intestato la leadership dell’area di protesta. Trascinando il resto dell’opposizione e scandendo i tempi dell’ostruzionismo, fino alla mossa finale.
Il colpo di scena dell’aula vuota
L’abbandono in massa dell’aula è stato l’ultimo atto di una sceneggiatura già scritta. Una mossa a effetto che garantisce titoli e visibilità social, ma che lascia intatti i fatti: Schifani e la sua allargata maggioranza portano a casa la manovra e stabilità politica. Mentre le opposizioni salutano la compagnia, confermando che l’unica cosa in grado di unirle, al momento, è la decisione di uscire dalla porta.