Al termine di una maratona parlamentare da 22 ore, tra duro ostruzionismo e fitte interlocuzioni politiche, l’Ars ha approvato la manovrina 2026. Il disegno di legge di variazione di bilancio è passato con 36 voti a favore, 3 astenuti e nessun voto contrario. La tenuta della coalizione di centrodestra e l’efficacia del maxi-emendamento governativo hanno […]
Ars, approvata la manovrina 2026: cronaca di 22 ore d’aula e scontri
Al termine di una maratona parlamentare da 22 ore, tra duro ostruzionismo e fitte interlocuzioni politiche, l’Ars ha approvato la manovrina 2026. Il disegno di legge di variazione di bilancio è passato con 36 voti a favore, 3 astenuti e nessun voto contrario. La tenuta della coalizione di centrodestra e l’efficacia del maxi-emendamento governativo hanno permesso di blindare il provvedimento finale. Superando indenni le numerose richieste di scrutinio segreto avanzate dalle opposizioni (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente). Nonostante le spaccature e la forte contrapposizione sui fondi territoriali, la maggioranza ha fatto blocco. Registrando nei momenti chiave una media di 35-37 voti favorevoli contro i 21-22 voti contrari dell’opposizione. Sancendo, così, il via libera definitivo alla manovra finanziaria.
L’ostruzionismo delle opposizioni e i rimproveri
La strategia delle opposizioni si è imperniata su un ostruzionismo duro e metodico. Concretizzatosi in interventi a tempo pieno su ogni singolo articolo ed emendamento, richieste ripetute di voto segreto e una guerra di nervi mirata a rallentare l’iter. Nella prima fase della maratona, a fronte di oltre otto ore e mezza di seduta ininterrotta, l’aula era riuscita a sbloccare un numero esiguo di articoli. Scatenando il disappunto e il rimprovero del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e dell’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino. Dal canto loro, le opposizioni hanno continuato a denunciare il metodo di lavoro della giunta Schifani, contestando la presenza di norme ritenute slegate dalle reali emergenze economiche dell’Isola.
Il percorso di sfoltimento: gli stralci e le norme prioritarie
Per tentare di raddrizzare la rotta ed evitare il blocco amministrativo, la presidenza e la maggioranza avevano già operato nei giorni precedenti un corposo sfoltimento del testo originario, stralciando circa cinquanta articoli per rimandarne l’esame alla successiva legge di stabilità. Nonostante la scrematura, il confronto si è accesso su capitoli chiave della spesa regionale. Tra questi, il salvataggio dei contributi straordinari ai Consorzi di Bonifica di Palermo, Enna e Agrigento (approvati tramite scrutinio segreto) e gli stanziamenti a sostegno delle categorie in crisi, tra cui il comparto della pesca, gli autotrasportatori provati dalle proteste stradali, e la filiera del grano la cui dotazione finanziaria è stata incrementata in modo significativo.
Il nodo dei fondi territoriali
Il vero terreno di scontro politico è rimasto legato ai Fondi per gli Investimenti Territoriali (Fit) e alla gestione dei capitoli di spesa locali. Definiti polemicamente dalle minoranze come mancette. Nelle fasi conclusive della trattativa a oltranza, l’accelerazione decisiva è passata dalla predisposizione di un maxi-emendamento governativo. Uno strumento che ha consentito di blindare e racchiudere in un unico testo organico i residui articoli accantonati e i finanziamenti per i territori. Tra cui i fondi per gli enti locali in dissesto, gli interventi per le Ati idriche, le risorse per l’edilizia scolastica e la climatizzazione delle aule. Oltre ai sostegni per il trasporto pubblico non di linea (taxi e NCC). La prova d’aula ha confermato la tenuta numerica della coalizione di governo, traghettando la manovrina 2026 verso il voto finale, malgrado la battaglia parlamentare e il colpo di scena dell’aula svuotata dalle opposizioni.