In un supermercato di Palermo una confezione di pomodoro ciliegino da 740 grammi oggi costa 7,39 euro. Il prezzo al chilo è 9,99 euro. E non funziona, in questo caso, nemmeno il trucco del prezzo psicologico (che finisce con 99 centesimi, invece di passare alle due cifre) che, solitamente, può far sembrare un prodotto più […]
Il pomodoro ciliegino a 10 euro al chilo: «Ma ad arricchirsi non è chi coltiva»
In un supermercato di Palermo una confezione di pomodoro ciliegino da 740 grammi oggi costa 7,39 euro. Il prezzo al chilo è 9,99 euro. E non funziona, in questo caso, nemmeno il trucco del prezzo psicologico (che finisce con 99 centesimi, invece di passare alle due cifre) che, solitamente, può far sembrare un prodotto più conveniente. Un costo che non è semplicemente il risultato finale di una reazione a catena che va dall’aumento vertiginoso del prezzo del carburante al blocco dei tir (revocato nel tardo pomeriggio di ieri) e, quindi, agli scaffali semivuoti nei supermercati.
«Serve potenziare i controlli sul prezzo del pomodoro»
«Vendere il pomodoro ciliegino a 10 euro al chilo – commenta a MeridioNews il presidente di Coldiretti Sicilia Francesco Ferreri – è senza dubbio una speculazione. E a pagare sono gli agricoltori e i cittadini. In questo particolare momento – aggiunge – è assolutamente necessario un potenziamento dei controlli per mettere un freno a queste speculazioni. Non possiamo sottostare – va avanti Ferreri – a chi vuole lucrare sulla pelle degli agricoltori» che sono già stati abbastanza penalizzati dal blocco dei tir e, quindi, delle merci.
Non sono gli agricoltori ad arricchirsi
«Voglio subito precisare – risponde al nostro giornale Sebastiano Cinnirella, produttore agricolo di Pachino (in provincia di Siracusa) che non siamo noi agricoltori ad arricchirci». Nella terra del pomodorino, infatti l’oro rosso viene venduto da chi lo coltiva tra i 4 euro e i 4,50 euro al chilo. «Con le spese sempre più alte che siamo costretti a sostenere – spiega Cinnirella – è un costo ragionevole, altrimenti non riusciremmo nemmeno a coprire le spese di gestione». Al prezzo pagato a chi coltiva il prodotto si sommano quindi i costi di trasporto e conservazione, l’imballaggio, e la rete dedicata alla distribuzione e alla vendita, oltre ai margini dei diversi intermediari.
Intanto, da giorni, tonnellate di pomodoro sono rimaste non raccolte – perché tanto non sono arrivati i tir a caricare e consegnare ai venditori diretti – e le serre sono già cariche. «Ci hanno fatti fermare – lamenta il produttore -. E possiamo solo ringraziare che non ci siano più le torride temperature estive che abbiamo registrato fino a qualche settimana fa. Altrimenti avremmo avuto una perdita e un danno incalcolabili. In ogni caso, – prosegue – il pomodoro già raccolto non può resistere nelle celle per più di una settimana».
Un comparto al collasso
«Un comparto già allo stremo per i rincari precedenti che ora è al collasso», dice preoccupato il presidente del Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino Sebastiano Fortunato. «Pur esprimendo piena solidarietà per le difficoltà degli autotrasportatori, non possiamo ignorare che il fermo sta mettendo letteralmente in ginocchio tutta la filiera dell’ortofrutta. Che, per l’estrema deperibilità dei suoi prodotti, non può restare a lungo nei magazzini».
E uno degli esempi più lampanti arriva dal mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa. Da uno dei mercato all’ingrosso più grandi d’Europa, infatti, per giorni nessun tir è passato per ritirare e trasportare la merce. E nessun commerciante si è presentato ai box per acquistare. «I nostri box sono rimasti vuoti – dice il presidente dell’associazione concessionari di Vittoria, Tony Margiotta -. Quando è arrivato un piccolo carico di cetrioli, li abbiamo lasciati in deposito. Nella speranza di poterli presto avviare alla vendita e che il carico non vada perduto».