Il Canale di Sicilia si conferma un contenitore di tesori archeologici sommersi. Che permette ancora il brivido della scoperta. Come quella compiuta da Giacomo De Mola, campione del mondo di pesca sportiva in apnea, insieme al compagno di allenamento Igor Bisulli. Un ritrovamento eccezionale, forse uno dei più importanti degli ultimi anni: un’imbarcazione romana con […]
Nave romana sommersa a Mazara del Vallo: la scoperta raccontata dal campione di apnea
Il Canale di Sicilia si conferma un contenitore di tesori archeologici sommersi. Che permette ancora il brivido della scoperta. Come quella compiuta da Giacomo De Mola, campione del mondo di pesca sportiva in apnea, insieme al compagno di allenamento Igor Bisulli. Un ritrovamento eccezionale, forse uno dei più importanti degli ultimi anni: un’imbarcazione romana con il suo carico di anfore. Individuata sui fondali marini a circa 45 metri di profondità a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani.
L’emozione della scoperta di De Mola
«Ero in periodo di allenamenti per una gara e stavo scansionando il fondale con il sonar per cercare di prendere qualche pesce – racconta De Mola a MeridioNews -. A un certo punto, lo strumento ci ha segnalato una struttura abbastanza diversa da tutto il resto». Non era ancora chiaro cosa fosse, ma la curiosità dei due ha fatto il resto. Decidendo di andare a dare un’occhiata. «Scendendo, la visibilità non era delle migliori – continua il campione -. Ma, andando anche un po’ a istinto, sono riuscito a individuarla. E mi è parsa subito strana, perché quasi geometrica, con oggetti geometrici». De Mola non lo sapeva ancora, ma stava guardando delle anfore antiche di millenni. «Quando ho capito cosa fossero, ho sentito una forte emozione – continua -. Anche se sul momento non mi ero reso conto dell’importanza reale».
La nave dell’avanti Cristo ritrovata
Subito coinvolta, la Soprintendenza del Mare della Sicilia ha effettuato i sopralluoghi del caso sul sito del ritrovamento dei due sub. Insieme al nucleo subacqueo e di tutela del patrimonio dei carabinieri di Messina. Tra le operazioni, è stata effettuata anche la fotogrammetria tridimensionale, con l’aiuto dei due scopritori che hanno collaborato al posizionamento del sito. Le prime conclusioni degli esperti portano a datare il relitto tra il secondo e primo secolo avanti Cristo. L’imbarcazione, lunga circa venti metri e larga circa sei, ha preservato per tutti questi secoli varie anfore ammucchiate. Oltre a dei ceppi in piombo.
Una storia che ha fatto il giro d’Europa
Insieme a De Mola, il giorno della scoperta, c’era anche il suo assistente, Igor Besulli. Che quel litorale lo conosce bene, vivendo a Bonagia, vicino Trapani. Ma anche la sua reazione, racconta De Mola, è stata di pura incredulità. «Quando ci hanno detto che si trattava di un relitto dell’avanti Cristo, della della Roma Repubblicana, abbiamo iniziato a capirne l’importanza, ma non del tutto», ammette il campione. A far rendere conto ai due dell’eccezionalità della scoperta è stato il tam tam mediatico internazionale. «Mi hanno contattato da ogni parte del mondo – conclude De Mola – Francia, Stati Uniti e Inghilterra sono le nazioni che si sono più interessate alla scoperta». Per i due scopritori, adesso, c’è anche la possibilità di richiedere il premio spettante a chi, in modo fortuito, individua reperti archeologici.