Dieci anni fa era finito sulle pagine dei giornali per una serie di rapine in banca tra Torino e provincia. Marcello Reito aveva 30 anni quando i carabinieri lo arrestarono nell’ambito di un’inchiesta su una banda che, secondo l’accusa, partiva da Catania per raggiungere il Piemonte, mettere a segno i colpi e poi rientrare in […]
Morto negli uffici di polizia a Catania, il profilo della vittima e le indagini
Dieci anni fa era finito sulle pagine dei giornali per una serie di rapine in banca tra Torino e provincia. Marcello Reito aveva 30 anni quando i carabinieri lo arrestarono nell’ambito di un’inchiesta su una banda che, secondo l’accusa, partiva da Catania per raggiungere il Piemonte, mettere a segno i colpi e poi rientrare in Sicilia. Reito era il più giovane del gruppo e per questo era stato soprannominato «il piccolino». Oggi, a quarant’anni, il suo nome è tornato al centro della cronaca locale per un’altra fuga, finita però, come MeridioNews ha raccontato in esclusiva, con la sua morte negli uffici della polizia.
È la vicenda sulla quale adesso indaga la procura di Catania. Reito è morto nella notte tra sabato e domenica, dopo essere stato bloccato dalla polizia al termine di un inseguimento per le strade della città. È stato portato negli uffici delle Volanti di via San Giuseppe La Rena, dove ha avuto un malore. Per chiarire le cause del decesso è stata disposta l’autopsia.
Il primo arresto per le rapine in Piemonte
La storia giudiziaria di Reito, che emerge dalle cronache, comincia con dei reati commessi da giovanissimo poi, nel febbraio del 2016, i carabinieri del nucleo investigativo di Torino, insieme ai colleghi di Catania, eseguirono tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tra gli arrestati c’era lui, allora trentenne e residente a Catania. L’inchiesta riguardava sei rapine, consumate o tentate, ai danni di istituti di credito di Torino e provincia, commesse tra febbraio 2014 e gennaio 2015. Insieme a Reito erano stati arrestati altri due uomini. Gli investigatori li consideravano un gruppo organizzato per le rapine in trasferta.
Il meccanismo era abbastanza preciso. Reito, insieme a un complice, arriva da Catania, mentre un terzo uomo avrebbe avuto il compito di fare da basista sul territorio piemontese. Secondo la ricostruzione investigativa riportata allora dalla stampa, sceglieva gli istituti di credito, organizzava gli spostamenti da e per l’aeroporto di Caselle e trovava gli alloggi dove i complici avrebbero trascorso le notti. La sequenza ricostruita dagli investigatori parte dal 28 febbraio 2014, con la rapina alla Banca Popolare di Novara di Torino. L’ultimo colpo alla Banca Sella, sempre nel capoluogo piemontese. Complessivamente, le rapine riuscite venivano quantificate in quasi 190mila euro.
Perché scappava dalla polizia?
Questa è una delle tante domande alla quale i magistrati stanno tentando di dare una risposta. I poliziotti, sabato notte, sono stati insospettiti dal suono di un’allarme. Poi avrebbero individuato Reito insieme a un’altra persona, in sella a due ciclomotori. La vittima ha cercato di sfuggire in ogni modo alle forze dell’ordine. Salvo poi schiantarsi contro un marciapiedi nei pressi di una rimessa auto in via Pietro Mascagni. Poco dopo il tentativo a piedi, culminato con l’arresto. Infine, il trasferimento negli uffici della polizia dove è poi avvenuto il decesso. Secondo quanto appreso da MeridioNews l’inseguimento potrebbe essere stato video ripreso dagli agenti con la dotazione di servizio. Un elemento sicuramente utile alle indagini. Intanto, i rilievi sul luogo dell’incidente sono andati avanti anche per tutta la giornata di ieri.