La sinistra del PD vuole abolire il pareggio di bilancio che ha vulnerato la nostra Costituzione

A PROPORRE QUESTO EMENDAMENTO SONO I PARLAMENTARI NAZIONALE STEFANO FASSINA, GIUSEPPE LAURICELLA E ALFREDO D’ATTORRE

Il Fiscal Compact? No, grazie! A parlare – e ad agire, come vedremo – non sono, questa volta, i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle, ma alcuni esponenti del PD. Così, dalla sinistra di questo partito è venuto fuori un disegno di legge per togliere dall’articolo 81 della Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio. Ovvero la follia introdotto con il già citato Fiscal Compact.

La notizia la leggiamo sull’Ansa: ed è una notizia positiva. I protagonisti di questa iniziativa sono i parlamentari Stefano Fassina, Giuseppe Lauricella e Alfredo D’Attorre. In pratica, la stessa area del PD che si è battuta contro le modifiche alla legge elettorale.

Il dato politico è importante. Perché finora l’unica formazione politica che si è pronunciata contro il pareggio di Bilancio, voluto dalle massonerie finanziarie europee è stato il Movimento 5 Stelle.

 

Ricordiamo che a votare a favore del Fiscal Compact – un demenziale trattato internazionale che impone al nostro Paese di pagare circa 50 miliardi all’anno per abbattere il debito pubblico (pretesa così stupida che gli stessi fautori si sono in parte ricreduti) – sono stato PD, Pdl, Terzo Polo e Lega Nord.

Oggi sono in molti a rendersi conto di aver sbagliato. Anche se con qualche anno di ritardo, l’ex premier Romano Prodi si è pronunciato contro il pareggio di bilancio, definendolo un “errore, un suicidio politico” e anche “un regalo a Berlino”.

Per la cronaca, il pareggio di bilancio è stato introdotto nella nostra Costituzione nell’aprile del 2012, su proposta di quel ‘genio’ di Mario Monti. Norma fu approvata sia alla Camera, sia al Senato a maggioranza dei due terzi, per evitare il ricorso al referendum.

“Presenteremo un emendamento al ddl del governo – ha spiegato al telefono Stefano Fassina – che abbiamo preparato assieme ad Alfredo D’Attorre e ad altri colleghi, che modifica il comma 2 dell’articolo 81, in modo che sia possibile l’indebitamento da parte dello Stato per fare degli investimenti. D’altra parte è in linea con quanto dice Renzi”.

“Questo emendamento – dice Lauricella – è coerente con le intenzioni di Renzi: se si vuole tentare di cambiare la politica economica in Europa, se si vuole portare avanti una politica di investimenti di stampo keynesiano, allora non c’è dubbio che il ragionamento sull’articolo 81 è centrale. Aver inserito nel 2012 l’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, è stata una contraddizione, perché la nostra Costituzione ha invece una impostazione keynesiana, incentrata sul lavoro; fu una iniziativa di Monti per stravolgere la Costituzione per sostituirla con l’austerità e il taglio indiscriminato della spesa”.

Ammettiamo che siamo molto sorpresi nel leggere considerazioni così giuste da parte di politici italiani. Proprio il nostro giornale è sempre stato contro il Fiscal Compact e il pareggio di Bilancio.

“L’emendamento – sottolinea Lauricella in un articolo che leggiamo ne Il Fatto quotidiano – modifica l’articolo 81 della Costituzione, e tutti gli altri consequenziali con l’obbligo del pareggio di bilancio, come l’articolo 119 sugli Enti locali, e il patto di stabilità interno“.

“Il pareggio di bilancio – aggiunge Lauricella, che nella vita insegna Diritto Costituzionale – insieme alla riforma del bicameralismo e alla nuova legge elettorale intacca la nostra democrazia: la riforma del Senato e l’Italicum concentrano infatti il potere sull’esecutivo: allora avremo l’Ue che detta le regole a livello economico, il governo che le traspone in Italia e il Parlamento ratifica”.

I nostri parlamentari si stanno svegliano? Stanno finalmente capendo che l’Unione europea del Fiscal Compact è una trappola mortale pe rla nostra economia e per il futuro dell’Italia?


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