Pd, incognite su lista etnea e scelta di Villari Raia: «Potrebbe scattare soltanto un seggio»

Da sei a uno. L’incubo del Pd catanese ha le sembianze di un ridimensionamento che spunta in tutte le previsioni buttate giù dai dirigenti negli ultimi giorni. Il rischio che nessuno ormai nasconde è che dei sei deputati etnei del gruppo parlamentare – Anthony Barbagallo, Concetta Raia, Gianfranco Vullo, Luca Sammartino, Valeria Sudano e Pippo Nicotra – a Palermo ne possa ritornare solo uno. E l’eventuale tracollo non sarebbe nemmeno una naturale conseguenza di un’ipotetica sconfitta di Fabrizio Micari, candidato presidente sostenuto da dem, Alternativa popolare, Megafono e Leoluca Orlando. 

L’assillo che cresce di ora in ora riguarda ancor prima la competitività della lista che il Pd riuscirà ad assemblare all’ombra del vulcano. L’ipotizzata fuga da un contenitore dove i giochi sembrano già fatti è ormai una realtà. Luca Sammartino – che nel 2012 si candidava con l’Udc – sembra essersi già assicurato il primo posto, mentre ai suoi nemmeno l’idea di sfondare il tetto delle 20mila preferenze sembra dare vertigini. L’altro unico uscente che si ricandida, l’assessore regionale ex autonomista Barbagallo, pare fatichi a liberarsi dell’impopolare ombra di Crocetta, ma almeno le preferenze del 2012 dovrebbe riuscire confermarle. 

L’ultimo componente del trio di superfavoriti che sta svuotando il Pd doveva essere Angelo Villari, designato dall’ala sindacale del partito per succedere a Raia, che non si ripropone così come Sudano e Nicotra. Ma le indiscrezioni sulla rinuncia al simbolo dell’ex assessore di Enzo Bianco si susseguono, rilanciate quest’oggi anche da Repubblica Palermo. Anche lui sarebbe già in rapido allontanamento, verso la nuova terra promessa degli esuli dem per necessità: Villari avrebbe già scelto l’Arcipelago Sicilia forgiato dal sindaco di Palermo, cioè quella «lista dei territori» che dovrebbe accogliere sindaci e altre forze di varia estrazione. A Catania hanno già puntato quest’altro contenitore in costruzione sia Alessandro Porto, consigliere comunale pronto a correre da fedelissimo del sindaco Bianco, che l’uscente Vullo, in parallelo alle sue trattative con il redivivo Megafono e con Sicilia Futura, sebbene in quota socialista. Tra mille fibrillazioni, sembra esserci intanto andata di mezzo la composizione della lista. Salvo il 23enne bocconiano di Giarre Elia Torrisi, già in campagna elettorale per una scelta di servizio, di altri nomi non ne circolano. 

Dalla sinistra laburista la fuga di Villari viene smentita, ma senza particolare convinzione. Concetta Raia mostra a MeridioNews tutta la sua inquietudine: «Se l’indiscrezione è confermata? Credo che alla fine non lo sarà, ma certo è che andando avanti così rischiamo di perdere la partita, anzi nemmeno di riuscire a giocarla». Il problema sta proprio nella formazione che il Pd schiererà a Catania: «Fra Roma e Palermo esprimiamo 11 parlamentari – si sfoga Raia – eppure si rischia di non avere una lista forte e, di questo passo, credo proprio che scatterà un solo seggio». Tutto ciò sarebbe «una sconfitta per il Pd di Renzi, che prima imbarca tutti e poi non riesce nemmeno a fare una buona lista».

Neppure Barbagallo, secondo la deputata regionale, può dirsi al sicuro: «Lui sarà giudicato per i risultati del governo, ma ripeto: il Pd deve prima schierare una lista forte, questo è un problema che il partito, sia regionale che nazionale, deve risolvere». Gli equilibri sul campo sono però chiari: come frenare allora la fuga dalla lista Pd? «Dovrebbero prima di tutto ricandidarsi tutti gli uscenti – dice Raia – poi il nostro è un partito che ha il sindaco di Catania, il presidente del Consiglio della città, esponenti di spicco negli ordini, tanti sindaci: sono queste le forze che devono esprimere i candidati».


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