Ippocampo, chiesti 10 anni per Gaetano Pellegrino Con il fratello del consigliere anche il boss Mazzei

Nove condanne e tre assoluzioni. Per la magistrata Barbara Tiziana Laudani non ci sono dubbi: Sebastiano Mazzei, Gioacchino Intravaia, Gaetano Pellegrino, Silvina Aulino, Mario D’antoni, Giovanni Massaro Galati, Prospero Riccobeni, Michele Di Grazia e Rosa Morace devono essere ritenuti «colpevoli» dalla corte della quarta sezione penale del tribunale di Catania. A non fare parte della lista è invece il figlio del capomafia dei Carcagnusi, Santo. È questo il quadro emerso durante la requisitoria del processo scaturito dall’operazione Ippocampo. La discussione dell’accusa si è svolta nell’aula Italo Santoro, all’interno dell’ex pretura di via Francesco Crispi. Tra i presenti il 41enne Gaetano Pellegrino, detto ‘u funciutu, fratello di Riccardo, consigliere comunale di Forza Italia e da poche settimane candidato sindaco di Catania con una lista civica. Una parentela finita al centro delle polemiche, che è valsa al politico il fardello di impresentabile alle ultime Regionali, dove era candidato con il partito azzurro di Silvio Berlusconi.

Secondo la procura di Catania il parente del politico sarebbe stato uno dei fedelissimi di Mazzei. Quest’ultimo vertice del ricco e spietato clan dei Carcagnusi sulla scia del padre Santo, storico capomafia vicino all’ala stragista di Cosa nostra che faceva riferimento a Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina. Agli atti dell’inchiesta è finita un’intercettazione tra Pellegrino e la moglie di Mazzei, Enza Scalia. Un dialogo che secondo la procura farebbe emergere tutta la vicinanza e la fedeltà dell’uomo al capomafia. Tanto da spingerlo ad affermare: «Sono sempre vicino a lui, quello che mi dice lui faccio. Se domani mi dice: “Devi ammazzare mia moglie“, Enza io ti ammazzo».

Nel corso del processo la pm Laudani ha chiesto 30 anni di carcere per Mazzei mentre il cognato, Gioacchino Intravia, sposato con Simona Mazzei, rischia 13 anni. Più lieve, dieci anni, la richiesta per Rosa Morace, mamma di Nuccio Mazzei. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono quelli di associazione mafiosa, traffico di droga e intestazione fittizia di beni. A puntare il dito contro Gaetano Pellegrino, per cui sono stati chiesti dieci anni, è stato il collaboratore di giustizia Gaetano Musumeci, un tempo affiliato al clan Cappello-Bonaccorsi. L’uomo, stando ai suoi racconti, in passato si sarebbe occupato dei rifornimenti di cocaina, poi destinata alla vendita all’interno di una piazza di spaccio riconducibile ai Carcagnusi.


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