Organizzava abitualmente viaggi di fortuna sui barconi dei trafficanti libici per fare entrare in Italia illegalmente giovani nigeriane, obbligandole a prostituirsi in seguito a un rituale voodoo. Per questo motivo, è stata sottoposta agli arresti domiciliari John Belinda, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta e allo sfruttamento sessuale. Il provvedimento nasce in seguito ad un’articolata attività investigativa, effettuata inizialmente dalla squadra mobile di Palermo e successivamente proseguita dai colleghi di Catania.
A fare partire il tutto, la denuncia di una giovane nigeriana, Nicoletta – nome di fantasia – arrivata al porto di Palermo nel luglio del 2015. La ragazza avrebbe riferito agli inquirenti di essersi messa in viaggio attirata dalle promesse di una vicina di casa, la quale le aveva prospettato possibilità di trovare lavoro in Europa. Prospettiva grazie alla quale la donna sarebbe riuscita a saldare il debito di circa 35 mila euro contratto con la madame Belinda. Nicoletta, all’epoca minorenne, avrebbe infatti dichiarato di essere sottoposta da quest’ultima, assieme ad altre connazionali, ad alcuni riti voodoo che, nella cultura africana, obbligano le persone a intraprendere determinate condotte per non incorrere in maledizioni, che prevedono anche minacce di morte. In particolare Belinda, con una testa di animale morto tra le mani, avrebbe convinto la giovane di poter essere tormentata da incubi e, addirittura, di poter morire, qualora non fosse restituita la cifra dovuta.
In tal modo, partendo dalla Nigeria per giungere infine sulle coste libanesi, Nicoletta avrebbe appreso dagli altri migranti che, una volta giunta a destinazione, sarebbe stata avviata alla prostituzione. Le denunce rese dalla vittima hanno permesso di risalire all’identità dell’indagata che, secondo le indagini, organizzerebbe vere e proprie spedizioni di donne, in concorso con altri soggetti non ancora identificati, con il chiaro fine di destinarle alla prostituzione. Il caso di Nicoletta infatti non è isolato.
Le forze dell’ordine hanno infatti registrato altri episodi in cui, alcune ragazze, anche minorenni, sono state private della propria libertà personale e costrette a prostituirsi in alcune zone del catanese. Nel corso delle intercettazioni, gli uomini della polizia di Stato avrebbero ascoltato in diretta l’indagata Belinda e i genitori di un’altra ragazza, Antonia, che sarebbe scappata dal suo controllo senza versare denaro alla donna. Quest’ultima avrebbe quindi contattato la famiglia della giovane, invitandola a farle arrivare 4 mila euro al mese, fino a saldare il debito totale di 30 mila.
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