Il silenzio del teatro ‘Coppola’

“La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un’estremità all’altra, si può definire uno strano e divino museo di architettura”.
E’ così che la Sicilia viene descritta il più delle volte, viene ricordata come terra di Empedocle, Bellini, Verga, Pirandello, Capuana… Oggi sembra quasi sia caduta nell’oblio, si dimentica il valore culturale di questa terra. Un esempio di ciò è il Teatro Coppola di Catania, teatro che dalla sua nascita ha attraversato diverse vicissitudini e che adesso torna a far sentire la sua voce.
Il teatro nasce sotto incalzante richiesta del popolo catanese nel 1818, inizialmente come teatro provvisorio in attesa della costruzione del Teatro Novaluce (l’odierno Teatro Massimo Vincenzo Bellini), in un magazzino di proprietà del cavaliere Francesco Gravina Hernandez.
Nasce così il 19 giugno 1821 il primo teatro comunale di Catania mettendo in scena l’Aureliana in Palmira di Gioacchino Rossini. Dopo nove anni di affitto del magazzino, il Comune decide di acquistarlo passando da uno stato di Teatro Provvisorio a Teatro Comunale. Ma di li a poco, 1887, il teatro viene chiuso e trasformato in deposito di crusca, cereali e baccalà. Anni dopo il locale viene concesso al Circolo Filodrammatico Artistico che intorno al 1920 chiede al Comune la concessione del teatro per farne un teatro sperimentale.
Nel 1923 la filodrammatica viene battezzata “Brigata d’Arte” diventando un vero punto di incontro per il teatro catanese. Ma l’8 luglio 1943 i bombardamenti degli americani lo distruggono quasi completamente ed è da quegli anni che si “parla” di ricostruzione del teatro senza che ciò sia mai avvenuto, nonostante promesse e iniziative varie.
Nel 2005 è stato approvato un progetto per farne sala prove per l’orchestra del Teatro Bellini, ma ancora una volta i lavori sono stati interrotti.
Oggi il popolo torna a farsi sentire, chiedendo vivamente la messa in piedi dell’antico teatro e, ancora una volta, nell’aria regna l’indifferenza e l’oblio. E’ proprio questa situazione che ha spinto alcuni giovani, gruppi, associazioni a riunirsi in una federazione, ‘l’Arsenale’, che gioca in primo ruolo per la riapertura del teatro.
Il teatro dal 16 dicembre 2011 è stato occupato e da quel giorno sono iniziati i lavori per ridare luce all’edificio, organizzando vari eventi. L’Arsenale promuove una filosofia del fare, dello scambio e dell’incontro in ambiti artistici e culturali. L’Arsenale si “sporca le mani” in prima persona, per restituire al popolo catanese ciò che rappresenta effettivamente la nascita del loro teatro.
Tutto questo deve essere un punto di partenza per rivoluzionare le idee e il fare di una società. E’ da qui che si deve partire per restituire la dignità a quei gruppi culturali che in una società avanzata vengono purtroppo abbandonati a sé. Perché si sa: l’arte non ha mai dato da mangiare a nessuno.

 

 

Maria Demmi

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