Giovanni Pascoli, progetto casa-museo a Messina «Servono sia soldi pubblici che contributo privati»

Per cinque anni a Messina visse e insegnò Giovanni Pascoli. Tra i maggiori esponenti del Decadentismo italiano arrivò in riva allo Stretto nel 1898. Insieme a lui c’erano la sorella Mariù e del cane Gulì. E qui, come scrisse a Ludovico Fulci il 5 luglio 1910, l’autore ritiene di avere «passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie della mia vita». A Messina Pascoli era stato chiamato a insegnare Letteratura latina all’Università. Entusiasta di trovarsi di fronte alla «bella falce adunca, che taglia nell’azzurro il più bel porto del mondo», tra «il bel monte Peloro verde di limoni e glauco di fichidindia e l’Aspromonte che, agli occasi, si colora d’inesprimibili tinte», il poeta prende casa in affitto in un appartamento al secondo piano di via Legnano, al numero civico 66. Poi, nell’autunno dello stesso anno, si trasferisce nelle stanze di Palazzo Sturiale in via Risorgimento 162. 

«A differenza della prima abitazione che la sorella non ama», spiega il professore Piero Chillè del comitato 100 messinesi per Messina 2mila8-Salviamo Casa Pascoli. La nuova casa sorge in una zona di nuova espansione. Descrivendo l’appartamento lo definisce «moderno, abbastanza vasto, e soprattutto sicuro contro il terremoto». E infatti l’edificio, scampato al sisma del 1908, è ancora in piedi ed è stato recentemente restaurato nella parte relativa alle facciate. Il poeta è talmente entusiasta della casa che nell’invitare la sorella Mariuccina a tornare a Messina, le fa sapere che la casa «è pulitissima» e decanta la «bella vista… dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti… dall’altra finestra il mare, su l’Aspromonte…». Pascoli, che definisce lo studio «stupendo» e si occupa personalmente dell’arredamento, promette che la casa diventerà «il più bell’alloggio di…tutta Messina». 

Qui resterà fino al 1902 insieme alla sorella. Per ricordare il suo soggiorno messinese, grazie al comitato è stata posizionata un targa. Ma il desiderio e la speranza è che l’appartamento diventi una casa-museo. Un sogno che qualche giorno fa è diventato più concreto. Dopo l’inserimento del comitato messinese nel circuito delle case-museo siciliane, grazie all’accordo con l’assessorato regionale ai Beni culturali e con la Casa-Museo di Giovanni Verga di Catania, si può ora iniziare con i progetti. «Cominceremo con l’attivazione dei contatti con la Fondazione Museo Casa Pascoli di San Mauro Castelvecchio, paese natale del poeta – spiega Chillè – e con l’Università di Messina per lo studio e la catalogazione del carteggio e gli scritti messinesi, per poi procedere con la realizzazione delle attività di valorizzazione del sito». 

Al momento, però, il passo più importante resta ovviamente l’acquisizione dello stabile di via Risorgimento. «Servono fondi e supporto ulteriore rispetto a quello pubblico – spiega l’assessora Aurora Notarianni – ma ci sono diverse strade percorribili. Dall’attivazione dell’art bonus (che consente un credito d’imposta a chi fa donazioni, ndr) a una raccolta pubblica, anche attraverso il cinque per mille, il sostegno dell’Università e delle scuole». Come sottolinea Chillè, «il prezzo stimato dell’immobile è di 200mila euro, di cui il 90 per cento dovrebbe essere coperto dalla Regione e il restante 10 per cento dall’università o dal comune di Messina». 

Molti dei carteggi di Pascoli giacciono chiusi negli scatolini del Palazzo della cultura dove sono stati trasferiti dopo il trasloco dai cantinati di palazzo Zanca. Altri si trovano già sistemati alla biblioteca universitaria. In riva allo Stretto, il poeta completò i Poemetti e i Canti di Castelvecchio e si dedicò anche ai saggi danteschi. Dopo aver saputo del sisma del 1908 che distrusse Messina, Pascoli scriveva «qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia». E quella poesia oggi potrebbe far rinascere il suo ricordo nella casa che lo ospitò per cinque lunghi anni.


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