Il documentario dei Senza Dimora a Palermo: «Vorrei che lo guardassero gli indifferenti»

C’è Daniela che è riuscita a sopravvivere a un tentato femminicidio; Nevena, rimasta sola dopo lo sgombero di un campo rom e la morte del marito; Liboria che ha perso improvvisamente il lavoro. Sono alcune delle storie di persone senza dimora a Palermo diventate protagoniste – con la Compagnia dei Senza Dimora – del documentario Prendi questa mano. «Abbiamo voluto raccontare le persone e non lo stigma», dice a MeridioNews Sofia Calderone che ha scritto e diretto il documentario prodotto dall’associazione Maghweb. Una realtà che, con un lavoro collettivo, da circa sette anni a Palermo si occupa della grave marginalità che c’è dietro l’emergenza abitativa. «Vorrei – aggiunge la regista – che lo guardassero soprattutto gli indifferenti. I medioborghesi che, se vedono una persona che dorme per strada, si girano dall’altra parte disgustati».

Il documentario dei Senza Dimora

Un desiderio di autonomia che, attraverso l’esperienza teatrale, diventa comunità. Così nasce Prendi questa mano. Che prende in prestito il titolo da una frase della celebre canzone Zingara di Iva Zanicchi. «Sono parole che ricorrono spesso nel documentario – dice la regista -. “Tutti noi abbiamo avuto bisogno di una mano per uscire dal fosso“, ci hanno detto in tanti. “Se nessuno mi avesse teso una mano, non sarei qua“, hanno ammesso altri». Così, da invisibili, alcuni senzatetto di Palermo sono diventati soggetto delle loro stesse vite. Daniela è scappata di casa per sopravvivere alla violenza domestica e a un tentato femminicidio, poi l’interruzione dell’assegno di inclusione le ha fatto perdere l’appartamento in affitto che aveva trovato. A portare in strada Liboria e Nicola è stata la mancanza di un lavoro regolare. Nevena, originaria della Serbia e in Italia da trent’anni, si è ritrovata doppiamente sola: dieci anni fa, dopo lo sgombero del campo rom della Favorita e poi di nuovo durante il Covid quando suo marito è morto.

Non solo povertà materiale

«Non è tanto o solo una questione di non trovare una casa a causa della povertà materiale – sottolinea Calderone -, quanto piuttosto la perdita dei legami affettivi che riduce la anche la fiducia in se stessi». Nel documentario – che il pomeriggio del 12 novembre (alle 18.30) debutterà al cinema Rouge et Noir di Palermo e il 27 novembre arriverà a Verona – i senza dimora diventano attori e mettono in scena la loro vita quotidiana. «Non si vedono mai per strada – chiarisce la regista -. Durante la prima visione insieme qualche giorno da, li ho sentiti ridere e piangere. Erano emozionati e sorpresi di essere rappresentati in modo autentico, non patinato, non artefatto, non stigmatizzato». Quello di Prendi questa mano è un lavoro che parte da lontano. «Le prime riprese risalgono a circa tre anni fa». Ma il rapporto con le persone senzatetto del capoluogo siciliano comincia molto prima, nelle strade, nei poli di accoglienza e negli spazi di comunità.

La doppia marginalità delle donne

Luoghi in cui agisce l’associazione Maghweb e all’interno dei quali è nata, nel 2022, la Compagnia dei Senza Dimora diventati protagonisti del documentario. «L’esperienza teatrale, promossa dalla fondazione Don Calabria per il Sociale, è stato un potente strumento per la fuoriuscita dall’invisibilità e per i percorsi di autonomia», spiega la regista che «da donna, mi sono concentrata sulle donne». Che tra le persone senza dimora sono certamente una minoranza, ma vivono addirittura una doppia marginalità nello stare in strada. «Maggiore per loro è il rischio sicurezza – afferma – e spesso vengono prese per prostitute. Di recente è anche capitato che alcuni giovani della cosiddetta Palermo bene abbiano preso di mira una senzatetto cospargendo di benzina il suo giaciglio e chiamandola “Buttana”. In una società patriarcale – aggiunge Calderone – le donne sono ancora troppo spesso vittime di violenza domestica ed economica. E capita che, quando si ribellano al ricatto, finiscano per strada».


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