St Microelectronics compra i terreni del Comune Un nuovo stabilimento e «assunzioni a tre cifre»

Due milioni e 88mila euro. Esattamente 110mila euro in più della base d’asta. Non proprio il minimo, ma quasi: il rialzo più basso possibile affinché l’offerta potesse ritenersi valida era di centomila euro. La differenza è di soli diecimila euro. Una cifra irrisoria per un colosso multinazionale come la St Microelectronics. È infatti proprio l’azienda simbolo del sogno Etna valley a essersi aggiudicata il maxi-terreno alla zona industriale di Catania messo in vendita dal Comune poco più di un mese fa. Pare per farci un nuovo stabilimento per il trattamento del carburo di silicio.

Unica partecipante, la St ha avuto gioco facile. Così nel giorno dell’apertura delle buste è stata effettuata anche l’aggiudicazione dei 178mila metri quadrati di cui Palazzo degli elefanti aveva deciso di disfarsi dopo una manifestazione d’interesse, di cui però non si fornivano dettagli, arrivata negli uffici. Si tratta di quasi 18 ettari alla zona industriale, lungo l’ex stradale Primosole.

Un’area che, in effetti, di motivi di interesse ne ha molti. Non ultimo il suo illustre confine: i terreni compresi nel Pua, Piano urbanistico attuativo – Variante Catania sud. Il terreno in vendita, infatti, riguarda quelli immediatamente di fronte all’area oggetto della più celebre delle varianti approvate da Palazzo degli elefanti. Famosa per l’interesse di società su cui pende più di un dubbio e per la telefonata, ormai celebre, tra l’editore ed ex direttore del quotidiano La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo e l’ex primo cittadino di Catania Enzo Bianco.

Al di là di un ettaro, vincolato dalla presenza della strada, quasi 12 ettari sono classificati come zona L. Cioè, secondo il piano regolatore Piccinato (datato 1964), aree destinate a «impianti connessi con le esigenze di trasporti stradali (per esempio officine e stazioni di servizio)» ma anche cimiteri, mercati, sale concerto, laboratori, edifici di culto, attrezzature sportive e attrezzature alberghiere. I cinque ettari che restano sono, invece, di pura zona industriale «con assoluta esclusione di edifici a uso abitazione, eccetto quelli adibiti ad alloggio custodi, guardiani, uffici direttivi e simili».

In base a quanto si apprende, il terreno servirà all’azienda per la costruzione di un nuovo fabbricato all’interno del quale dovrebbero trovare posto centinaia di lavoratori. «Hanno promesso assunzioni a tre cifre», dichiara Nunzio Cinquemani, segretario generale della Fiom Cgil. L’idea è che nello stabilimento che si costruirà si debba lavorare sul carburo di silicio, un materiale le cui applicazioni future si immaginano soprattutto nel settore delle automobili elettriche. St Microelectronics a febbraio 2019 ha acquisito, infatti, la maggioranza della società svedese Norstel, che proprio di questo si occupa. Così dalla Svezia le competenze dovrebbero spostarsi all’ombra dell’Etna, con evidenti positive ricadute occupazionali.

«Nei fatti, però, sappiamo che parecchi dipendenti che lavorano allo storico stabilimento St saranno trasferiti in quello nuovo – continua Cinquemani – quindi temiamo che le tre cifre delle assunzioni non siano reali». L’11 settembre scorso si è svolto l’incontro annuale tra i sindacati e l’azienda. In quel contesto, però, sono emersi anche i dubbi sul piano aziendale dell’azienda di microelettronica. Pietra dello scandalo, per i sindacalisti, è la disparità di investimenti tra i due siti produttivi italiani: in quello di Agrate Brianza (provincia di Monza e Brianza, in Lombardia), sono previsti due miliardi di fondi per la crescita. A Catania, invece, solo 500 milioni.

«Non diciamo che si debba togliere lì per dare qui – aggiunge Cinquemani – abbiamo solo bisogno di certezze. A Catania si producono semiconduttori sei pollici, un prodotto ormai obsoleto e sostituito dai dodici pollici. Chiediamo solo più sicurezza per il futuro, abbiamo paura che finisca come con Micron». Cioè l’azienda multinazionale, stavolta statunitense, che nel 2018 ha chiuso i battenti della sede catanese. I lavoratori licenziati sono stati ricollocati alla St Microelectronics, dalla quale provenivano in virtù di legami tra le due aziende datati dieci anni fa.


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