Una legge a cui, da sempre, si mette una pezza. Un sovraffollamento che cambia forma, ma è ancora irrisolto. E una trafila sanitaria che si conosce poco. Sarebbero questi i motivi dietro le segnalazioni di casi di gastroenterite mortale al rifugio per randagi di Catania. Gestito da realtà private attraverso un bando del Comune, in […]
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Catania, i randagi dal soccorso al rifugio: i numeri dietro alle segnalazioni di gastroenterite mortale
Una legge a cui, da sempre, si mette una pezza. Un sovraffollamento che cambia forma, ma è ancora irrisolto. E una trafila sanitaria che si conosce poco. Sarebbero questi i motivi dietro le segnalazioni di casi di gastroenterite mortale al rifugio per randagi di Catania. Gestito da realtà private attraverso un bando del Comune, in questo momento in fase di riedizione. Ma, da sempre, affidato alla famiglia del veterinario Mario Bongiorno. In prima persona con la sigla Nova Entra fino al processo per maltrattamenti agli animali, chiuso a giugno con l’assoluzione con formula piena. E, in questi anni, con gli appalti andati prima al padre e, ora, alla sorella Graziella Bongiorno. Rappresentante della società Il Rifugio di Concetta, vincitrice – con altri – del bando per la struttura di ricovero Catania e anche della procedura per il soccorso sanitario dei randagi.
Il rifugio comunale che manca e l’affidamento ai privati
Per capire il fenomeno bisogna partite da lontano: dalla legge che impone strutture di ricovero comunali per cani e gatti. Che i Comuni, però, non hanno, affidando il servizio ai privati. L’ultimo bando del Comune di Catania è del 2025: della durata di 18 mesi, da 2 milioni di euro per 1100 cani e 41 gatti. Con una situazione di partenza che vedeva già a carico dell’amministrazione 850 cani e 30 gatti: tra animali abbandonati, smarriti senza microchip, con proprietari morti o impossibilitati a mantenerli. Oppure randagi non riammissibili nel territorio per patologie o altre cause. Ad aggiudicarsi il servizio è stata un’associazione di imprese, con capofila la società Il Rifugio di Concetta di Graziella Bonaccorso, nelle due sedi di San Giovanni Galermo, a Catania (l’ex canile Nova Entra), e Adrano. Insieme all’Arca di Noè di Regalbuto, a L.I.D.A. San Cataldo e il Centro cinofilo La Porziuncola di Catania.
La procedura di soccorso di cani e gatti
Ma il Comune prevede anche un altro servizio: quello di accalappiamento, soccorso o reimmissione nel territorio. Con apposito rifugio sanitario, ambulanza, medico e staff. Convenzionati con un bando da 560mila euro, per 20 mesi dal 2024, sempre con Il Rifugio di Concetta e Mario Bongiorno come veterinario incaricato dalla società. Una procedura che prevede comunque l’Asp veterinaria etnea, con ambulatori pubblici in ogni distretto sanitario della provincia per sterilizzazione e cura. Secondo passaggi, dal soccorso al rifugio per randagi, ancora poco conosciuti dai cittadini di Catania.
Chi è coinvolto nel soccorso degli animali in strada
Quando si trova in strada un cane o un gatto in difficoltà, magari vittima di un incidente, il primo passo è chiamare la polizia municipale. A quel punto arriva l’ambulanza convenzionata che controlla l’eventuale presenza di microchip e di un padrone da contattare. Se l’animale è sprovvisto e ha bisogno di cure, si aprono due possibilità. «L’Asp veterinaria viene sempre avvertita e l’animale portato nel nostro ambulatorio – spiega a MeridioNews Michelangelo Privitera, direttore dell’unità di Igiene Urbana Veterinaria dell’Asp di Catania -. In caso di urgenza, per garantirne il benessere, si può decidere di affidarlo al privato convenzionato». La clinica veterinaria Bongiorno di Mascalucia, nel caso del Comune etneo.
Dal soccorso al rifugio
Dopo le prime cure, l’animale viene affidato al rifugio sanitario o alla clinica convenzionata. Ma tutti i passaggi devono essere annotati in un registro: dal ritrovamento – con luogo, data, contatto della persona che lo ha affidato – all’esito del soccorso. Compresa, per i cani, la successiva iscrizione all’anagrafe canina per localizzarne la presenza. Una volta guarito, se non può essere reimmesso sul territorio, l’animale viene affidato ai rifugi in pianta stabile. Dove trascorre la sua vita, a meno di una fortunata adozione. Spesso complicata, considerato che tra le cause principali per restare in canile ci sono le patologie o un temperamento poco compatibile con la socialità. Oppure, nel caso dei cuccioli, la sfida poco scontata della sopravvivenza ai primi mesi.
Le segnalazioni di gastroenterite mortale
È in questo contesto che si inseriscono le numerose segnalazioni arrivate alla redazione di MeridioNews su casi di gastroenterite mortale per alcuni animali portati in rifugio. A cui si aggiungono anche delle recensioni pubbliche online alla clinica veterinaria Bongiorno, da parte di cittadini che hanno affidato dei randagi. «Ho consegnato una gattina sana che vagava nel condominio. Dopo 12 giorni di telefonate e totale silenzio, mi è stato comunicato che è deceduta per non meglio specificate complicazioni», scrive una donna. Che annuncia di aver fatto richiesta di accesso alla cartella clinica. «La gatta era sana, esami alla mano, ed è uscita dal rifugio morta per parvo», il virus della gastroenterite appunto, aggiunge un cittadino in un’altra recensione.
I controlli sul canile di Catania, dopo il soccorso
Un dubbio ripetuto che, secondo quanto appreso da MeridioNews, sarebbe stato affrontato anche con un controllo delle forze dell’ordine, prima dell’estate, su alcuni animali morti nell’ultimo anno. Senza, però, trovare nulla di anomalo nella struttura. Verifica che si aggiunge al controllo annuale previsto dall’Asp veterinaria, oltre a eventuali interventi su segnalazione. «Come succede anche agli esseri umani, il rischio di contrarre dei virus è più elevato in luoghi chiusi e sovraffollati», spiega Privitera. Come lo sono le gabbie degli animali in rifugio, appunto. Con un tasso di mortalità nei canili che, secondo alcuni studi, può raggiungere il 60-70 per cento dei casi. Specie negli animali non vaccinati e nei cuccioli.
I numeri del randagismo a Catania
Sovraffollamento che nei rifugi finisce per diventare strutturale. Nonostante le «oltre 3mila sterilizzazioni effettuate dall’Asp di Catania nel 2025», spiega Privitera. Nel 2026, da gennaio a oggi, nel Catanese sono stati soccorsi in strada circa 5mila animali. «Quasi 2mila sono risultati senza microchip e non vaccinati – continua il dirigente veterinario – e quasi 800 sono cuccioli con meno di quattro mesi». Le principali categorie a rischio infezioni, insomma. Secondo quanto appreso da MeridioNews, la città di Catania concorre al totale per quasi il 30 per cento, con circa 1400 animali soccorsi in strada da inizio anno. Tra cui circa 120 cuccioli senza microchip e con una forte sproporzione tra cani e gatti. Indicando un’emergenza felina più attuale, al contrario del piccolo numero previsto nel bando comunale. Con gli esuberi, tra cani e gatti, gestiti attraverso le associazioni, le oasi feline e le adozioni, anche al Nord Italia.