Tra le pieghe di una Sicilia antica e dolente, dove il sole estivo morde la pietra e il vento scuote gli ulivi secolari, scorre un fiume silenzioso di attese e promesse mancate. È una terra di confini sottili tra la polvere dei cortili e il profilo immutabile dei monti, dove ogni campanile custodisce una storia […]
Manovrina, dai cancelli alle aree per i cani: una manciata di voti per ogni campanile
Tra le pieghe di una Sicilia antica e dolente, dove il sole estivo morde la pietra e il vento scuote gli ulivi secolari, scorre un fiume silenzioso di attese e promesse mancate. È una terra di confini sottili tra la polvere dei cortili e il profilo immutabile dei monti, dove ogni campanile custodisce una storia taciuta e un importante serbatoio di voti. In questo scenario sospeso si muovono le vite di comunità intere, strette nell’abbraccio tenace di una bellezza fiera e ferita.
La pioggia di milioni e il cortocircuito etico del Fondo per gli investimenti territoriali
Nel panorama della legislazione regionale siciliana, il Fondo per gli investimenti territoriali nasce formalmente con l’obiettivo nobile e strategico di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, ridurre i divari infrastrutturali e nell’accesso ai servizi tra le diverse aree dell’isola, e sostenere lo sviluppo delle comunità locali. Tuttavia, analizzando nel dettaglio le tabelle dell’allegato A del maxiemendamento, l’architettura originaria subisce una metamorfosi profonda.
Quello che avrebbe dovuto essere un piano di rilancio strategico per colmare le distanze strutturali si trasforma in una sterminata galassia di micro-finanziamenti a pioggia, in cui i grandi interventi di valenza regionale convivono, spesso stridendo, con una miriade di micro-opere dal sapore localistico, bizzarro o del tutto fuori luogo rispetto alle reali priorità economiche e sociali della Sicilia. Escludendo del tutto il perimetro degli enti ecclesiastici dell’allegato B, l’analisi delle assegnazioni restituisce un quadro in cui il confine tra investimento strategico e distribuzione di micro-contributi clientelari si fa estremamente labile.
I dieci giganti della spesa: dove si concentrano i fondi maggiori
Prima di addentrarci nei meandri delle anomalie e delle curiosità territoriali, è doveroso tracciare la mappa dei dieci finanziamenti di maggiore importo previsti all’interno dell’allegato A, che da soli assorbono una fetta imponente delle risorse disponibili. Al vertice assoluto di questa graduatoria figurano i 5 milioni di euro assegnati all’Autorità di sistema portuale del mare della Sicilia occidentale per gli interventi di dragaggio destinati a ripristinare la navigabilità dello specchio acqueo del porto rifugio di Gela.
Seguono a quota 4 milioni di euro tre interventi di altissimo impatto strutturale: il completamento del presidio ospedaliero Nino Baglieri di Modica per il dipartimento di salute mentale e l’ala B, i lavori urgenti di ampliamento del cimitero comunale di Carini, e la realizzazione della prima tranche tecnologica per il servizio di radioterapia oncologica all’ospedale Umberto I di Enna.
Subito sotto il podio dei giganti troviamo i 3 milioni di euro stanziati per il dragaggio del porto di Scoglitti nel Comune di Vittoria, affiancati dai 2 milioni destinati al dipartimento regionale della protezione civile per la messa in sicurezza delle strutture cimiteriali di Modica danneggiate dal ciclone Harry, dai 2 milioni assegnati al Comune di Modica per la manutenzione straordinaria delle infrastrutture viarie urbane ed extraurbane, e dai 2 milioni per la parrocchia e il restauro della chiesa di San Giovanni Battista a Misilmeri.
Chiudono la top ten dei massimi stanziamenti l’importo di 1,666 milioni di euro per la costruzione del primo lotto della piscina comunale di Rosolini e 1,6 milioni di euro affidati al Genio Civile di Catania per ultimare la costruzione dei nuovi uffici giudiziari di viale Africa.
La deroga all’allegato A
Analizzando però nello specifico le voci dell’allegato A, la tendenza dei Comuni a canalizzare risorse pubbliche su opere funzionali al culto, alle feste patronali e agli itinerari devozionali si concentra in precise realtà territoriali della Sicilia. Quando esiste un Allegato B preposto a questa tipologie di finanziamento. A Modica e nei comuni della Val di Noto, diverse voci di riqualificazione urbana e sistemazione di pavimentazioni storiche nei vicoli del centro sono direttamente collegate alle tradizionali vie processionali, come i percorsi delle festività di San Giorgio e San Pietro, e all’accessibilità dei complessi monumentali religiosi.
Il caso più emblematico si registra a Misilmeri, dove il confine tra opera pubblica e luogo di culto scompare del tutto attraverso un maxi-finanziamento da 2 milioni di euro destinato al restauro e al risanamento del complesso parrocchiale e della Chiesa di San Giovanni Battista.
A Casteltermini, i finanziamenti per la sistemazione di piazze e viabilità si intrecciano con la preparazione dei luoghi simbolo per la storica Festa del Taratatà, mentre a Sortino e in altri centri dell’area iblea diversi contributi comunali per la manutenzione straordinaria di scalinate, illuminazione artistica e decoro urbano sono focalizzati sui sagrati e sulle arterie che collegano i complessi barocchi, snodi principali delle feste patronali e delle rappresentazioni della Settimana Santa.
Infine, in molti piccoli borghi delle Madonie e dei Nebrodi, tra cui Isnello, Collesano e Troina, i fondi destinati ai municipi per la rigenerazione urbana vengono impiegati per la messa in sicurezza dei vecchi selciati che portano ai santuari isolati, la sistemazione delle stazioni delle vie Crucis urbane o l’illuminazione scenografica delle facciate delle chiese matrici, dimostrando come l’impatto reale dell’opera pubblica comunale risponda direttamente alle esigenze logistiche, estetiche e devozionali delle festività religiose e del patrimonio parrocchiale locale.
La micro-frantumazione della spesa e la distorsione della soglia minima
Esauriti i grandi capitoli infrastrutturali, l’allegato A mostra la sua natura più controversa: la polverizzazione della spesa. La norma stabilisce che i contributi erogabili per ciascun intervento non possono essere inferiori a 50mila euro. Questa soglia minima ha agito come una calamita amministrativa, spingendo centinaia di Comuni a presentare elenchi infiniti di micro-interventi tarati esattamente su quella cifra.
Si assiste così al paradosso per cui un fondo nato per colmare i grandi divari territoriali si ritrova a finanziare il singolo rattoppo d’asfalto, la riparazione di un cancello cimiteriale, la sostituzione di infissi o l’acquisto di singoli climatizzatori scolastici. Questa frammentazione esasperata trasforma la legge in uno strumento di micro-distribuzione localistica, svuotando di significato il concetto stesso di programmazione strategica e riducendo l’investimento pubblico a un intervento di ordinaria amministrazione spacciato per grande opera.
Dal padel al benessere animale: le spese improbabili e fuori luogo
All’interno di questo tessuto di micro-finanziamenti, la fantasia progettuale degli enti locali fa emergere voci che appaiono decisamente fuori luogo o quantomeno bizzarre rispetto alle emergenze economiche e sociali della regione.
Spuntano così numerosi finanziamenti mirati alla realizzazione o al completamento di campi da padel, come nei Comuni di Villafranca Sicula e Santa Elisabetta, o inseriti in più ampi contesti di rigenerazione a Santo Stefano di Quisquina e Lucca Sicula. Accanto alle mode sportive, un capitolo insolitamente nutrito è quello dedicato al benessere e alla gestione degli animali: compaiono i fondi per il micro-canile municipale di Ravanusa, le aree di sgambamento cani finanziate a Ficarazzi e San Giovanni La Punta, fino all’area di alloggio temporaneo per cani randagi denominata amici a quattro zampe a Mascalucia.