Nella politica siciliana si consuma l’ennesima tensione interna alla maggioranza di centrodestra. Mentre la manovrina di bilancio – la variazione finanziaria d’autunno – inizia il suo iter ufficiale all’Ars, il vertice convocato a Roma, a Palazzo Montecitorio, dal commissario azzurro Nino Minardo evidenzia più di una crepa. Un faccia a faccia lontano da Palermo, con […]
Manovrina e nomine: il vertice del centrodestra siciliano si fa a Roma e svela le divisioni
Nella politica siciliana si consuma l’ennesima tensione interna alla maggioranza di centrodestra. Mentre la manovrina di bilancio – la variazione finanziaria d’autunno – inizia il suo iter ufficiale all’Ars, il vertice convocato a Roma, a Palazzo Montecitorio, dal commissario azzurro Nino Minardo evidenzia più di una crepa. Un faccia a faccia lontano da Palermo, con i vertici regionali di tutti i partiti della coalizione (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Democrazia Cristiana, Mpa, Noi Moderati e Udc). E la partecipazione in collegamento del presidente della Regione Renato Schifani e dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino. Anche loro a Roma, ma impegnati in incontri col governo nazionale. Nonostante il vertice, però, le risposte tardano ad arrivare. Specialmente per quanto riguarda il delicato capitolo delle nomine di sottogoverno e degli enti regionali.
La trasferta tra malumori e gestione dei fondi
La scelta di convocare il summit di maggioranza nella Capitale non è passata inosservata e ha sollevato non pochi malumori tra i corridoi dell’Ars. Diverse voci, all’interno della coalizione, hanno criticato la decisione di svolgere un incontro cruciale per il territorio fuori dai confini siciliani. Lamentando una percezione distante delle reali esigenze dell’Isola. A ciò si sommano i dubbi sui tempi, giudicati tardivi rispetto alla fase già avanzata in cui si trova l’esame della manovrina. In particolare per ciò che concerne la gestione del cosiddetto Fit (il Fondo per le iniziative territoriali, erede delle vecchie mance dei parlamentari) che mobilita risorse consistenti per Comuni e parrocchie elettorali. L’orientamento emerso punta a raggruppare e riassorbire le richieste dei deputati sotto forma di emendamenti governativi unitari, ma la sintesi appare ancora faticosa.
Nomine in stand-by: attesa per Cts, Esa, Sas e Cefpas
Se la manovrina sbarca a Palazzo dei Normanni con un’agenda fitta e l’opposizione (Pd e M5S) pronta a battagliare con emendamenti milionari, a pesare sul clima della maggioranza è il persistente rinvio delle nomine di sottogoverno. Il governatore Renato Schifani e i segretari regionali dei partiti continuano a prendere tempo. Sotto i riflettori ci sono le poltrone di vari enti strategici e società partecipate della Regione che attendono il rinnovo dei vertici. Dalla Cts all’Esa, passando per la Sas, il Maass, il Cefpas e l’Irca. Un puzzle complesso in cui ogni forza politica cerca di pesare il proprio spazio di potere, bloccando di fatto le decisioni finali e trasformando ogni passaggio d’aula in una lotta di equilibri interni.
Giorno di confronti politici: e le soluzioni?
Che si tratti del campo largo dell’opposizione, anch’esso con riunione prevista oggi a Palermo, o del centrodestra in pellegrinaggio romano, la sostanza non cambia. Con la politica che diventa una costosa e stancante recita, tra voli nella Capitale e selfie strategici a Fiumicino. Nell’attesa dell’unica cosa che i cittadini aspettano davvero: decisioni concrete. Per problemi che si finisce a non risolvere, ma con vista sul Colosseo.